«Mentre che siete stato lontano (essa gli scriveva), per non perdere l'anima insieme co 'l corpo...., ho pregato Iddio che rompa il fisso pensiero che di voi avea.... e fui esaudita....»

Egli non credette. Ed essa:

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.... «Io conosco il vostro amore verso me fuori di ogni mio merito ardentissimo, e confesso d'aver ricevuto da voi tanta quantità di cortesia, che quando anche spendessi mille volte la vita per voi non pagherei la minor di quelle; ma perché io mi sono deliberata di voler rimettere tutte queste vanità corporali, rivolger l'animo a Dio e riconoscerlo per mio Signore vivendo vita cristiana, confessandomi e comunicandomi ai tempi ordinari, vi prego che non vogliate romper questo mio proponimento co 'l molestarmi ogni ora con vostre lettere....»

Egli non le credeva ancora, e sollecitato dal rifiuto voleva riaccenderla e ridestarne i sensi evocando i ricordi con tutti gli artifici del suo miglior stile di poeta:

«Deh, anima mia, riduciamoci a memoria il piacere che da' nostri cuori fu sentito quando eravamo insieme. Ricordiamoci del raddoppiar de' baci nelle partenze, delle voci da caldi, spessi e non lunghi sospiri interrotte; del pender collo [pg!156] a collo, e dei giuramenti, e delle promesse fatte di viver sempre nell'oggetto amato. Sovvengaci del vegghiar notti intere, né si partano già mai da i nostri cuori le lagrime calde e amare che talora e per allegrezza e per timore erano sparse da gli occhi nostri e poscia raccolte dalle labbra amate....»

Invano: non pentimento, non rimorsi l'avevano cambiata cosí, ma la colpa di lui che era stato lontano quattro mesi e non le aveva scritto neppure una lettera; e non s'era cambiata cosí, come diceva: ella aveva un amante. Un giorno Alvise non seppe, vide che nell'altana ove si biondeggiava i capelli al sole, ella accoglieva Fortunio. Fortunio lo scrittore delle lettere anonime! Fortunio il delatore!

Essa negò! Ma Fortunio per vanagloria e paura a un tempo disse al Pasqualigo: — è vero —; e lei stessa, madonna Vittoria, l'aveva tratto a lei. Madonna Vittoria dovè confessare, e confessò senza vergogna, con audacia, con impudenza:

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«Voi sapete che vi partiste contra mia voglia e ch'io rimasi tra tanto duolo che come morta me ne giacevo nel letto; onde alla fine disperata, veggendo che non vi curavate né anche di consolarmi con una semplice carta, caddi in tanta gelosia, ch'ebbi ad impazzire e mi risolsi, vedendo il mio male senza rimedio, di oprar ogni sorte di malia per liberarmi di tante angoscie. Ma ragionato sopra di ciò con una mia amica, fui consigliata a lasciare quello e a fare elezione d'altro amante, e tante belle ragioni mi furono dette da lei e tanto instabile e crudele mi foste dipinto, che facile cosa fu il farmi accostare alla sua opinione. Risoluta adunque di vendicarmi per questa via e di liberarmi insieme da tante noie, attesi l'occasione, la quale non sí tosto mi venne ch'io l'abbracciai nel modo ch'avete inteso da quel crudele, che piú tosto dovea patir morte che confessarvi le cose passate tra lui e me.... Ma pazienza! La mia fortuna ha voluto ch'io spenga affatto l'amor vostro e sí m'accenda di lui che non abbia mai requie....»