«Voi, secondo ch'io bramo, vi lasciate vedere ogni giorno, ma vi mostrate sí colma d'orgoglio che men noia mi apporterebbe il non vedervi. S'io vi saluto, voi vi volgete ad altra parte; s'io vi parlo, sorda e muta vi mostrate; [pg!161] ond'io posso dire, e in verità, d'essere odiato a morte....»

Peggio: era burlato.

«La mia mala fortuna vuole che io abbia gli occhi d'Argo acciò ch'io vegga la cagione della mia rovina. Son contento, poi ch'altro non posso, che voi m'inganniate, ma che i vostri amanti mi burlino, non patirò già mai. Se gli avete cari fate che mi lascino stare e che si contentino di godervi....»

Troppo a basso era caduto: un impeto d'ira contro l'amante, se non contro la donna, se non contro sé stesso, non avrebbe potuto scuoterlo e sollevarlo? No: una volta a vedere madonna Vittoria alla finestra con faccia ridente e Fortunio sotto, che le rispondeva, «spinto da furor geloso» e attaccata questione, ferí il drudo, ma scongiurò Vittoria che gli perdonasse!

Il qual fatto atterrí la donna e l'indusse a posporre il nuovo amore al terrore dello scandalo e dell'infamia. Rispose:

[pg!162] «Il solo rispetto mio doveva por freno ad ogni vostra voglia, né amandomi doveva aver maggior forza lo sdegno che l'amore; ma poi che le cose passate non hanno rimedio e che mi chiedete perdono, io ve ne faccio grazia....»

L'invitò a sé: «Anima mia, vi prego che veniate a me quanto prima potete perché io mi sento morire per desiderio di vedervi....»

E, per convincerlo, gli mandò fino copia della lettera con cui diceva addio a Fortunio e in cui Alvise poté leggere di queste cose:

— «Ho ricevuto ieri una vostra lettera, né tale io credeva vederla. Pazienza! La mia mala fortuna sempre m'aggiunge angoscie agli affanni che mi tormentano acciò sempre misera e infelice io viva.... Appena posso credere alla vostra mano e agli occhi miei perché troppo sicura viveva del vostro amore. Ora, mancatami ogni speranza né trovando alcun rimedio a' casi miei, voglio farvi conoscere quanto vi ho amato; del che buonissimo testimonio vi potrà essere l'aver [pg!163] veduto che io ho consentito alle vostre voglie; cosa ch'io non volsi già mai concedere ad altri.... Voi potreste rispondermi che non mi pregaste ad amarvi e che voi, mosso dai miei lamenti, per non mi dispiacere avete voluto compiacermi e che non amore o qualità vostre m'indussero ad amarvi con tanto affetto, ma solo un istinto naturale di femminil cuore, che solo appetisce ciò che le vien conteso, mi sforzò a questa servitú.... Io vi replico che m'abbandonai ad amarvi vinta da certe qualità che mi pareva di scorger in voi....»

E finiva: — «Mentre avrò vita vi averò nel mio pensiero....»