Allora, solo allora il Pasqualigo sentí tutta la depravazione di madonna Vittoria e l'abiezione sua e gli parve di capire tutta la falsità di lei che, come aveva mentito con lui prima e con l'altro dopo, adesso mentiva di nuovo seco: non rifletté che s'ella era cosí corrotta la prima colpa ricadeva in lui; non ricordò che per amor suo madonna aveva pianto, e con un pretesto spezzò l'ignobile legame. La disse Messalina e Pasife e agli oltraggi [pg!164] aggiunse l'accusa ch'ella avesse incaricato un sicario d'ammazzarlo.

Egli era salvo. E con le sue pubblicò le lettere di lei.

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[LA DAMA FALLACE]

Sec. XVII.

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I.

Mentre il duca Odoardo Farnese, i Francesi e il duca di Savoia assediavano Valenza, don Alfonso della Torre, il quale era tra gli ufficiali d'Odoardo, ricevette la notizia che suo zio il marchese di Cortemaggiore era morto lasciando a lui, come a giovane savio ed a nipote affettuoso, ogni suo avere; ond'egli, da nipote affettuoso, dimostrò un ineffabile dolore, e da giovane savio deliberò tra sé di godere al piú presto di quella fortuna inattesa. Infatti appena i collegati ebbero tolto, per disperato, l'assedio, egli corse a Parma, ed ivi diede tosto troppe prove di prepotenza e di grandezza: capestrerie, fastosi sollazzi, amori, brighe, soprusi. Né continuò poco cosí; ma quando il duca fu uscito dai travagli della guerra e riprese il retto governo dello stato, [pg!168] chiamò a sé, un giorno, il giovane e turbolento cavaliere e gli propose il dilemma o d'ubbidire alle sue leggi per restare in Parma, o d'andarsene da Parma per non ubbidire alle sue leggi.

A ciò don Alfonso avrebbe dovuto rispondere co 'l sussiego che gli conveniva: — Altezza, io possiedo anche un feudo fuori delle vostre terre —; eppure, trattenuto da certa sua riflessione, egli chinò il capo e tacque.