Don Alfonso all'imbrunire fuggí da Parma.
[pg!185]
VI.
Quando tra amici ch'ebbero comuni sentimenti, abitudini, piaceri e desideri si frammette la donna amata da uno di lor due, è imposto anche un limite alla loro antica comunanza: oltre tale limite è la donna, di cui non si può discorrere o si deve discorrere poco e con riguardo; è il possesso, conosciuto solo in apparenza, che non si può scrutare, toccare, valutare. E troppo di frequente, per una voglia suscitata da invidia e gelosia insieme, accade che l'amico pensi dinanzi alla donna dell'amico: — M'ha detto che l'ama e che gli appartiene anima e corpo; non altro. Quali parole gli mormorano quelle labbra, intimamente? quali sorrisi gli porge quella bocca? quali baci? Agli occhi di lui che lusinghe, che promesse hanno quegli occhi? e quali carezze e abbandoni molli e resistenze incitatrici e segrete voluttà trova egli tra le sue braccia? Piú: che forza o che arte misteriosa congiunge essa alla bellezza per carpirne il cuore e trarlo seco, avvinto, [pg!186] nel cammino della sua vita? — Chi studia di rispondersi tenta di tradire l'amicizia.
L'ufficio di confortatore riuscí penoso, da prima, a Gabrio Gabrii, perché la madre del Palmenghi, vecchia rimbambita, o lo scambiava co 'l figliolo, o gli chiedeva: — Dicono che l'hanno ammazzato. E vero? —; e perché la dama di don Alfonso piangeva, con lui, dolorosamente. Domitilla in fatti soffriva, non già accusandosi della tragedia avvenuta, per caso, dopo i suoi inganni, ma pensando che aveva perduto a un tempo stesso due amanti: quello che essa amava e quello che la proteggeva.
Nondimeno Gabrio ebbe pazienza, e Domitilla era cosí leggiadra che lo scoprirne la vera storia non distolse il gentiluomo dall'usare con lei i modi piú cortesi e le parole piú affettuose. D'altra parte, la dama ammirava in Gabrio tanta dolcezza d'animo e piacevolezza di costumi; e trovando nei discorsi di lui da ammirare anche sé medesima, non sempre senza intenzione gli spiegava co' suoi vezzi il perché l'amico Don Alfonso s'era invischiato e perduto nel suo amore. [pg!187] Chi non avrebbe perduta la testa come don Alfonso?
Ma: — Lontano dagli occhi, lontano dal cuore — sospirava Domitilla; e il Gabrii rispondeva che mancatogli oramai ogni speranza di tornare a Parma, il povero amico cercava forse dimenticarsi delle persone fide, che non si dimenticavano di lui.
Frattanto don Alfonso, il quale mandava lettere e non riceveva piú notizia di nessuno, dubitava che qualche sciagura fosse intervenuta a Gabrio, temeva che Gabrio tacesse per tacergli qualche sventura della dama, supponeva fino d'essere stato abbandonato dall'amante e dall'amico. E nel ricordo, irremovibile dal suo pensiero, l'amaro e nero ricordo di quel fatto pe 'l quale viveva nell'esilio, sorgeva insistente e tormentoso in atto di dolore e di maledizione la bella donna ch'egli amava, ch'egli invocava, desto e nei sogni, sempre; né ardiva figurarsela, pure nell'avvenire, innamorata d'altri.
La verità don Alfonso l'apprese tardi. Incontrò un giorno certo gentiluomo della sua città che era venuto in missione per il duca Odoardo alla [pg!188] corte di Torino, e gli domandò nuova dell'amico Gabrio.
Rispose il gentiluomo: