E l'orgoglio del conte dolorava; e l'altro affetto, che ancora non era spento del tutto, sussultava d'un ultimo spasimo. Peggio, assai peggio che la derisione del mondo, la derisione della [pg!206] marchesa quand'ella innamorasse e seducesse suo marito!
E il battuto, fugato, disperato La Fratta concepí il disegno di salvare il suo decoro e la sua dignità nella stima del mondo e nella stima della marchesa.
Ond'éccolo in cerca del marchese Arnisio. Lo trovò per strada e al saluto di lui non fece né parola né cenno; di che l'Arnisio gli chiese la causa e della risposta fu sí poco contento da ammonire La Fratta che non salutare chi merita rispetto e onore è villania. Ma poiché la taccia di villania a chi merita rispetto e onore è grave ingiuria, il conte trasse la spada: trasse la spada il marchese; e al terzo colpo la lama del conte segnò di rosso la destra dell'avversario.
Pronto questi strinse colla pezzòla di battista il taglio che non era profondo, e poi domandò senz'ira:
— Ora mi direte perché un cavaliere come siete voi ha voluto attaccar briga con un cavaliere come sono io.
— Per provarvi — rispose La Fratta alla dimanda [pg!207] che s'aspettava — per provarvi che se da oggi in avanti non servirò piú vostra moglie e non entrerò mai piú nella vostra casa, la colpa è vostra.
Il marchese, udita tal spiegazione del fatto, ne capí meno di prima e ribatté:
— Spiegatevi!
E il conte:
— Vostra moglie è sdegnata meco e infastidita della mia servitú perché io, e non voi, ho scoperto ch'essa è innamorata di voi.