— Valletto Ugo, dormi? — ella chiese dolcemente. Egli disse: — Per Dio, madonna, abbiate mercede di me!
A che essa inacerbita di nuovo da tanta ostinazione: — Da me non avrai mai grazia nella maniera che domandi. Questa è la tua ricompensa al bene che ti vuole il sire? È questo l'amore che gli porti? Tornerà....
— Oh se tornasse! — sospirò Ugo, insensato piú che ardito.
E la dama: — Tornerà e s'arrabbierà, e ti romperà le ossa!
— Ma non mangerò — conchiuse Ugo.
La dama uscí co 'l proposito di dire ogni cosa [pg!16] al marito a pena fosse giunto; se non che, mentre cuciva, cominciò a temere che egli la rimproverasse d'avere tentata per capriccio e accarezzata in qualche modo la folle passione del valletto: e a nascondergli la verità non la rimprovererebbe di non averlo sovvenuto con un medico e con medicine e con premure? Non iscorgeva mezzo per disimpacciarsi, quand'ecco s'udí il corno in lontananza e uno scudiero venne ad annunziare che il castellano arrivava in compagnia di piú ospiti.
«Chi sa — rifletté madonna Ginevra — che a vedere il padrone non lo domi la vergogna? Indurrò il sire a impaurirlo.» E quando nel tinello, dove su la tavola, imbandita co 'l piú ricco vasellame, fumavano le vivande, il sire chiamò Ugo, la moglie disse a lui: — È a letto da tre giorni, e non vuole piú toccar cibo. Provatevi voi a rimettergli il giudizio.
Il marito volle andare a vederlo, ed essa lo seguí.
— Che hai? — domandò il sire entrando.
Ugo rispose: — Un peso qua, alla bocca dello stomaco; e non mi va giú niente.