Lo re domanda: sentono tutte le cose Iddio? E Sidrac risponde:

Idio non fece unque(206) nulla criatura, che lui non sentisse, e che lui non dotti; chè queste cose che noi asenbriamo(207) sanza anima mortale(208), quelle vivono e sentono lo loro criatore. Lo fermamento lo sente, quando, per lo suo comandamento, non fina(209) di volgersi il sole, la luna; le stelle lo sentono, che tutto tenpo ritornano(210) nello loro luogo; la terra lo sente, che ciascuno anno rende lo suo frutto; i venti lo sentono e lo mare, che, quando egli fanno la fortuna, ritorna in bonaccia per la sua volontà; l'acque lo sentono, ch'elle corrono allo luogo là ond'elle escono; i morti lo sentono, che risucitano alla sua volontà, quando a lui piace; la notte e lo giorno lo sente, ch'egli guardano bene quella legge che Idio à loro donata; le bestie lo sentono, ch'elle seguiscono la loro natura.

(206) umche C. R. 2. — L'ant. franc. onkes, unkes, unques, unc, onc.(207) che noi sembriamo C. R. 2. — che noi sembiamo C. R. 1. — chi nos semblent C. F. R.(208) animale mortale C. R. 2.(209) finono C. R. 2. — Da finare, ant. franc. finer, prov. finar. „Finar, madre, non volemo„ B. Iacopone. „Per mostrar alla gente. — Che loco sia finata. — La terra e terminata.„ B. Latini, Tesoretto.(210) ritorna C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.

Cap. V.

Lo re domanda: che fece Idio primamente? Sidrac risponde:

Primieramente fece Idio uno molto bello palagio, lo quale è apellato regno di cielo; e poi fece questo secolo, e poi lo 'nferno. Ma quello palagio à egli eletto uno grande ordine de' suoi amici(211): onde egli non usciranno giammai, poi che egli vi fieno entro. E quello numero volle egli fare d'uomini come delli angeli, per umiltà, perchè gli uomini e gli agnoli adorassono uno solo Iddio in trinità, padre e figlio e spirito sancto.

(211) Ma in quello palagio àe egli uno lecto grande di suoi amici C. R. 2. — mais ycel palais ailes leupor un grant nombre de ses amis C. F. R.; che io leggerei: mais ycel palais a il esleu por, ec. E uno lecto credo che debba intendersi per una eletta.

Cap. VI.

Lo re domanda: quando(212) furono fatti gli angioli? Sidrac risponde:

Allora che Idio disse, sia fatto lucerna(213), e tutti gli agnoli e arcagnoli furono fatti in quello punto, cherubin e serafin. E quando lo malvagio agnolo Lucifero vide che Idio gli avea dato onore e gloria sopra tutti gli altri agnoli, si volle dispregiare gli altri agnoli, e volle essere pari del suo(214) creatore; e volle avere altra sedia che Idio non gli avea dato; e si volle agli altri per lo suo argoglio comandare. E egli fu incontanente del paradiso cacciato, cioè gittato, e fu messo in carcere. Siccom'egli era prima bello e splendiente(215), così fu poi laido(216) e scuro e nero, ch'egli cadde incontanente. E si dimorò una ora in gloria(217); che, si tosto com'egli fu fatto, si cadde; che diritto non era(218) ch'egli gustasse di quella gloria, poi che così fatto argoglio avea incominciato contro lo suo criatore. Gli altri che peccarono co lui, traboccarono co lui di cielo, perciò che a loro piacque lo suo argoglio; e credeano ch'egli potesse Idio sopra montare. E egli erano simigliantemente alti sopra gli altri, e gli più mastri di loro con esso lui furono gettati in ninferno(219), e gli altri furono cacciati nella più ispessa aria(220), là ove egli ardono, come s'egli fossono in uno fuoco(221), che giammai mercè non avranno, e non la poterano adomandare(222).