Cap. CCLXVII.
Lo re domanda: di quanto, poi che 'l diavolo fue abattuto, fue fatto Adamo? Sidrac risponde:
Di quell'ora e di quel punto che l'angiolo fue abattuto del cielo, a intendere lo diavolo, da poi a mille anni fue fatto Adamo; e altrettanto è da Adamo a Noè, mille anni. Ma alcuna gente nasceranno, che per la loro sottigliezza diranno, che VIII generazioni viveranno mille anni. Sapiate che di questo diranno egli vero; ma egli diranno che, i mille anni furono dell'abattimento del diavolo infino Adamo, sono contati mille anni de' sette milia anni(1076). Sapiate che di ciò falleranno egli bene, e chiaramente lo potete conosciere: chè per la volontà di Dio, VII generazione di gente deono nasciere al mondo, e ciascuna generazione dee vivere mille anni; onde mille anni che furono dello abattimento del diavolo infino alla venuta d'Adamo, non deono essere contati; chè i diavoli non sono mica generazione, se non ispiriti solamente, che niuno ispirito solamente puote essere generazione, se ciò non fosse corpo e spirito. Perciò diciamo noi che mille anni che furono dinanzi Adamo, non deono essere contati della generazione di mille anni, che nulla generazione non può essere, se non di corpo e d'anima, e di generazione d'uomo e di femina, e ch'elli possano vivere e morire.
(1076) mais il diront che les M. ans che furent de l'abentemat dou deable en iusches a Adam sont toutes M. de les m VII.
Cap. CCLXVIII.
Lo re domanda: quale è il più bello vembro del corpo? Sidrac risponde:
Lo più bello menbro del corpo si è lo naso; che lo naso è al corpo, altressì come lo sole è in cielo, quando egli è nel mezo giorno, e rende la sua biltade per tutto lo mondo. Altressì fa lo naso per tutto lo corpo. Se uno uomo avesse meno uno degli occhi della testa, e uno piede, e una mano, e' non parrebe tanto laido, come s'egli avesse meno il naso. Ma magiore danno avrebbe degli altri menbri che del naso; e magiore danno avrebe delle mani, che di niuno altro menbro del corpo; chè meglio si potrebe l'uomo aiutare sanza uno piede, che sanza una mano; chè uno piede di legno lo potrebe portare d'ogni lato, e della mano non si potrebe aiutare.
Cap. CCLXVIIII.
Lo re domanda: lo vento come si sente e non si vede? Sidrac risponde:
Lo vento si è simigliante a Dio lo tutto possente, che si sente e non si vede. Chè tutte le cose del mondo sentono Idio, e quelle cose che ci paiono che sieno morte, sentono Idio; e niuna cosa sanza Idio può vivere. Altressì è lo vento. Tutte le creature del mondo lo(1077) sentono e nollo possono vedere, perciò ch'egli è ispirito; e quelle cose che non lo sentono sono morte. Chi prendesse una criatura, e mettessela in uno grande albergo(1078), ove il vento non potesse entrare per pertugio(1079), quella criatura non potrebe vivere guari, per niuna cosa che egli sapesse fare. E similmente sono tutte le cose che vivono, che, se il vento no' gli movesse, morti sarebbono(1080).