Lo re domanda: dee l'uomo essere ardente di tenzone e di conbattere colla gente? Sidrac risponde:
Quando l'uomo è ardente di tenzone(1095) e di conbattere con alcuna persona, egli dee pensare in Dio e nella sua anima, e ch'egli non faccia cosa che torni dannaggio nè perdimento all'anima. E si dee pensare altro, e conbattere nel suo cuore, e di torre(1096) di lui quelle pensiero. E se questo non si puote raffreddare, egli si dee trarre fuori della gente, e tencionare in sè medesimo e conbattere, sicchè quella arsura, la quale enfia lo cuore, disenfierà, e in tale maniera si conserva(1097) di quella arsura.
(1095) Nel C. L.: tentazione — La correzione era evidente.(1096) de' traere C. R. 2.(1097) si ritrae C. R. 2.
Cap. CCLXXXI.
Lo re domanda se l'uomo si dee vantare del suo peccato, quand'egli l'à fatto. Sidrac risponde:
Quegli che del loro peccato si vantano sono chiamati ministri del diavolo; chè tutto il male aviene per lo tentamento del diavolo; e quelli che si vanta di quello che il diavolo à fatto, questi è diritto ch'elli sia chiamato ministro del diavolo, ch'egli avezza la gente all'opere del diavolo. Quelli fae grande peccato e male molto forte, che tale peccato avrà per aventura fatto; chè altri, quando l'udirà, lo farà. E nello anunziare(1098) farà peccato quelli che l'avrà ricordato, perch'egli l'avrà insegniato per lo suo vantamento.
(1098) nello dinunziare C. R. 2.
Cap. CCLXXXII.
Lo re domanda: nel male puossi trovare niuna iscienzia(1099)? Sidrac risponde:
Nel male si truova(1100) grande iscienzia; ma questa non è chiamata perfetta iscienzia, per ciò che il vasello onde escie è orbo e non vede punto; chè s'elli vedesse, ellino non farebono nimica il male. E quelli che 'l conoscono, quelli sono malvagi. Similemente come se voi vedeste una carognia laida e putente, e in quella carognia vede(1101) una bella cosa, certo quella cosa sarebe molto innorata e male posta(1102); altresì aviene della iscienzia, ch'ella è male posta, quando ella è posta in corpo peccatrice(1103); chè il peccatore è più laido a vedere che la più puzzolente carognia del mondo. Perciò diciamo noi che la scienzia del peccatore, che non la cura in Dio nè ne' suoi comandamenti, non è perfetta iscienzia. Quattro iscienzie sono: l'una è quella di colui che in Dio crede, e ne' suoi comandamenti la cura(1104). La seconda si è quella del peccatore, che il comandamento di Dio non volle(1105) fare, ma in male e in peccato l'usa; quella è(1106) corporale iscienzia, perfetta in diavolo. La terza è del gaio uomo, ch'è bene di grande iscienzia; per la sua gaieza è a nulla tenuta, poco pregiata(1107); e si è come quelli che fa ardere dinanzi al sole uno bello candelo, che quello chiarore è nulla pregiato, per lo chiarore del sole; altresì è la scienzia del gaio folle, e nulla pregiata per la sua gaiezza e per la sua follia. La quarta iscienzia si è del povero uomo, ch'è tenuto a nulla fra la gente, e si era(1108) molto savio, e si era come uno ispecchio, che mostra in tutte le maniere che l'uomo lo mostra; altressì il povero uomo in tutte le maniere che l'uomo il domanderà, egli risponderà di quello che l'uomo l'avrà richiesto. E però l'uomo non dee ispregiare iscienzia di niuno uomo, conciosia cosa ch'egli sia grande o povero o piccolo, chè di piccola fontana puote uscire grande acqua e buona; e però l'uomo non dee dispregiare nulla persona(1109).