(1099) puet nul mauvais home avoir grant science en lui? C. F. R.(1100) en les mauvais C. F. R.(1101) vedessi C. R. 2.(1102) certes celle belle chosse seroit laide a veir en celle carogne. C. F. R.(1103) peccatore C. R. 2.(1104) Cioè l'adopera. — Nel C. F. R.: la euvrent.(1105) vuole C. R. 2.(1106) è chiamata C. R. 2.(1107) La tierce si est de jolif home, que de lui ist grant science, et par sa volente si est neent tenue ne prisie C. F. R. — Non si lasci qui di notare questa allusione alla gaia scienza, il gai saber de' Provenzali.(1108) sarà C. R. 2.(1109) Abb. corr. col C. R. 2. — Nel C. L.: in nullo.
Cap. CCLXXXIII.
Lo re domanda: perchè ànno le femine la gioia e lo cruccio del secolo(1110)? Sidrac risponde:
Le femine ànno la gioia e lo duolo di questo secolo, perciò ch'elle lo debono avere, per ragione, più che gli uomini, ch'elle ànno lo sangue e la curata(1111) più legiere che gli uomini; e sono altressì come le cime d'uno àlbore ch'è inchinato dal vento, da qualunque parte egli viene. Le femina si piccola cosa non puote udire, ch'elle non triemino tutte; e questo aviene per la fraleza del corpo ch'elle ànno(1112); e così aviene loro della gioia. Che s'elle fossero così savie come gli uomini, elle sarebono balie(1113) e giudicatrici e signori; e comanderebero a giudicare, come gli uomini fanno. E perciò ch'elle non sono guari savie, e sono volatiche(1114), ànno elle tosto la gioia e lo dolore, chè imantanente credono e discredono ciò ch'elle odono; e perciò si sentono elleno gioia e dolore del mondo. E piutosto potrebono essere ingannate LXX femine che uno savio uomo; e questo è per lo povero senno ch'elle ànno.
(1110) Questo titolo è conforme a quello del C. F. R. Nel C. R. 2. leggesi invece: Chi à in questo mondo più gioia o più duolo, o la femina o l'omo?(1111) le sanc et la cervelle C. F. R. — Al C. R. 2. manca questo periodo, e il seguente.(1112) ce est por le poi de sens ch'eles ont; et lor feiblese dou sens lor fait tost avoire ioie et tost duel C. F. R.(1113) baile C. R. 2. — bailies C. F. R.(1114) voltanti C. R. 2. — volages C. F. R.
Cap. CCLXXXIIII.
Lo re domanda: dee l'uomo andare ispesse volte a casa del suo amico? Sidrac risponde:
Tu non dei andare nimica ispesse volte a casa del tuo amico, ma tu lo dei andare a vedere a ora e punto, e non troppo ispesso, chè tutti i troppi sono male. Chè per aventura egli avrà a fare nel suo albergo e nella sua masnada, e se tu gli vieni sopra, tu gli farai grande noia. E poni mente a te medesimo: se tu fossi nella tua casa, e avessi a fare colla tua famiglia, tu non vorresti che niuna anima venisse sopra te; e molto ti farebe grande noia chi sopra te venisse, eziandio se fosse tuo figliuolo o tuo fratello; altrettale noia sarebe a lui, se tu andassi sopra lui. Ma se tu ài voglia d'andare all'albergo del tuo amico, fagli inanzi asapere la tua venuta; sì gli farai cortesia, e allora sarai molto bene insegnato(1115).
(1115) Intenderei: bene educato o saggio. — In prov. essenhadamens vale saggiamente.