Cap. CCCXLIIII.
Lo re domanda: ànno gli diavoli pena nell'altro secolo? Sidrac risponde:
Li diavoli di quella otta che egli cadono di cielo ebono grande pena, che sì tosto come egli pensarono orgoglio verso lo loro criatore, la pena fu in loro e egli furono nella pena. E in quello punto cadono di cielo giù nello 'nferno, e gli altri sopra terra, e gli altri nell'aria, là ove sono in grande pena. E in qualunque luogo egli sono, egli vanno in grande fuoco ardente. E quando verrà lo giorno del giudicamento la loro pena si radopierà nell'abisso dello 'nferno, dove egli saranno per tutti i tempi, sanza fine.
Cap. CCCXLV.
Lo re domanda: quale è la più forte battaglia che sia? Sidrac risponde:
La più forte battaglia che sia si è la tentazione del nimico, e la più aspra e la più ardente; chè tutte le battaglie del mondo alcuna volta fallano e s'alungano di vista e di fatti; e la battaglia del nimico porta l'uomo tuttavia co' lui, andando e istando e dormendo e veghiando; e l'uomo nol puote vincere se non per noia(1219) e per travaglio, per buoni pensieri in Dio lo criatore, e per rimenbranza della morte e per sofferenza. E perciò diciamo noi che la battaglia del nimico è la più forte che sia, ch'ella è corporale e spirituale; e l'altre battaglie sono pure corporali.
(1219) Così anche il C. R. 2. — Nel C. F. R.: par ieiunes. — Pare che i digiuni sieno diventati noia nella mente del traduttore.
Cap. CCCXLVI.
Lo re domanda: dee l'uomo dottare tutta gente? Sidrac risponde:
L'uomo dee dottare quelli che Dio non dottano(1220), sono di rio coragio e pieni di veleno e di male, e non ànno in loro niuna misericordia nè niuna piatà. Che s'egli avessono niuna misericordia e pietà in loro, eglino dotterebbono Dio; e perciò si deono dottare. Gli uomini(1221), che Dio non dottano sono in tutto dati al diavolo; e non cale loro quello ch'egli facciano, sia o bene o male, se non che i loro disideri sieno compiuti. E cotale gente dee l'uomo dottare. Ma quelli che Dio dottano sono pieni di misericordia. Là dove egli ànno volontà di coraggio di fare male, e la misericordia e la piatà che è in loro, loro non fascia fare male; e perciò non ànno podere di fare male. E quella gente de' l'uomo dottare(1222).