Cap. CCCLV.
Lo re domanda: qual'è magiore profitto all'anima, o quello che fa in questo secolo, o ciò che l'uomo le fa dopo lei(1233)? Sidrac risponde:
L'uno e l'altro profitta a quello che è a le pene e al fuoco del purgatorio; ma s'ella è dannata al fuoco dello 'nferno, no' gli fa niuno pro' nè l'uno nè l'altro. E non però, se l'uomo fa bene in questo secolo a sua vita, egli n'à magiore pro' dell'uno cento, che s'egli è fatto dopo la sua morte; ch'è similmente come quelli che vae in un oscuro, e porta inanzi uno lume(1234). E quelli che dopo loro si fanno fare il bene, portano il lume di dietro a loro, e lo risprendore loro viene inanzi, perchè possano in alcuna cosa vedere. E non però(1235) lo bene che l'uomo fa per loro, alleggia molto delle loro pene, e gli dilibera tosto, se non sono dannati allo 'nferno.
(1233) o quello che gli è fatto quando è morto? C. R. 2.(1234) in uno luogo scuro C. R. 2. — com cil chi vait en oscure, et porte o lui une lumiere, et la clarite li vait devant C. F. R.(1235) Per nondimeno, non per quanto dei nostri antichi, che corrisponde al ne porquant franc.
Cap. CCCLVI.
Lo re domanda: chi è lo più savio uomo del mondo? Sidrac risponde:
Lo più savio uomo del mondo che è e fu e sarà si fu Adamo. E non però chi pigliasse uno fanciullo d'uno anno o di meno, e ciascuno giorno X volte o più sonasse inanzi lui stormenti, e la notte(1236), il suono degli stormenti gli tenperrebbe il cervello, e gli purgherebbe il sangue, e gli adolcirebbe lo cuore, sicchè in venticinque anni diventerebbe uno de' tre più savi uomini del mondo.
(1236) e la notte altresì.
Cap. CCCLVII.
Lo re domanda: qual'è la più saporita carne che sia? Sidrac risponde: