Lo corpo non parla, anzi l'anima; ma l'anima è spirito e 'l corpo mortale(421). Simigliantemente uno uomo che fosse in su una bestia, e egli la mena ove egli vuole, et ella(422) lo porta, simigliantemente aviene del corpo e dell'anima: che cioè(423), che 'l corpo parla e fae si viene dall'anima, conciosia cosa che(424) 'l corpo abia volontà di fare alcuna cosa, egli no la puote contastare. E magiore colpa àe l'anima che lo corpo: chè il corpo è fatto di terra; e in terra dee ritornare, e morire gli conviene. Perciò non à egli così forte natura, come l'anima, che morire non puote, nè niuno travaglio sente. Dunque à l'anima magiore podere sopra lo corpo, che il corpo sopra l'anima. E l'anima puote molte volte delle cose vietare al corpo, che 'l corpo non puote fare all'anima; e perciò dician noi che l'anima governa lo corpo, e fallo muovere a parlare, e fa tutti argomenti, ciòe che 'l corpo non puote fare all'anima. E questo potete voi vedere chiaramente: quando l'anima si parte dal corpo, lo corpo rimane la più laida carogna(425) che sia nel mondo, che parlare nè muovere non si puote. Perchè l'anima si parte dal corpo, ella non muore nè mica, ma ella va a ricevere lo guidardone di quello ch'ell'avrà fatto in quello corpo ov'ella è stata; e secondo ch'ell'avrà governato, in quello tempo(426) ch'ella sia istata in quello corpo(427), ella sarà pagata. E però de' avere l'anima magior colpa che lo corpo: che per lei fae lo corpo tutti gli argomenti(428) ch'egli fa. Che s'ella non fosse consentiente del male ch'egli fa, dunque non sareb'ella dannata; nè non sarebbe messa in gloria, per lo bene che 'l corpo facesse, che 'l corpo avrebbe(429) l'uno e l'altro. Ma però che tutti gli argomenti che lo cuor pensa(430), vegnon da lei, sarà ella più colpevole e dannata che 'l corpo.
(421) e l'anima parla però che l'anima è spirito e lo corpo è mortale C. R. 2.(422) Abb. agg. et dal C. R. 2.(423) echo C. L. — Abb. corr. col C. R. 2.(424) Qui come indietro ja soit ce que (avvegna che) è stato trad. per conciosiacosache.(425) carogna (ant. fr. charoigne, carongne ), dal nom. lat. caro, è la carne senza spirito, il cadavere.(426) tempo manca al C. L. — Abb. suppl. col C. R. 2.(427) in quel corpo al secolo C. R. 2.(428) Qui argomento pare che abbia il significato di azione. Nel C. F. R.: argumens.(429) manca al C. L. chè 'l corpo avrebbe. — Abb. suppl. col C. R. 2.(430) che lo corpo fae C. R. 2. — che le cors fait C. F. R.
Cap. XXV.
Lo re domanda: l'anima ch'è ispirito solamente, che non à corpo nè membro, nè prendere nè tenere non si può, nè vedere, come può sentire gioia e gloria in cielo, e pene e dolore nello 'nferno? Sidrac risponde:
L'anima si è spirito(431) veramente, e lo spirito si è l'anima; e si è sottile cosa, ch'ella non si può vedere; e si è leggiere come vento, nè morire non puote, nè mangiare nè bere non vuole. E se centomilia anime fossono in su uno pelo, lo pelo non peserebbe più, nè più carico non avrebbe, e pigliare non si potrebe. E sì gusta(432) e sente l'anima grande gioia e grande pena e grande gloria e grande dolore: chè, quando la buona anima si parte di questo secolo, incontanente ricieve ella vestimento di gratia e di gloria, sente la gratia e la gloria di Dio, e stae(433) tra gli angioli, che mai non avrà fine(434). E la ria anima, quando ella si parte di questo secolo, incontanente riceve vestimento di pene e di dolore, e incontanente è menata allo 'nferno e al purgatorio, là ov'ella à servito(435) di stare. S'ella è in ninferno, ella vi sta sanza fine; e s'ella è in purgatorio, ella si purgherà, e poi incontanente monta in cielo, e sarà vestita di vestimento di grazia e di gloria; e questo sarà dopo l'avenimento che 'l figliuolo di Dio farà(436) in terra.
(431) isposa C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. — Nel C. F. R.: espirt.(432) se giusta C. L. — Abb. corr. col C. R. 2.(433) Abb. agg. stae dal C. R. 2.(434) est ele entre les angles sans fin C. F. R. — tra gli angioli che mai non ànno fine C. R. 2.(435) a deservi C. F. R. — Desservir nell'ant. fr. ha il senso di meritare, come in alcuni es. di ant. scritt. ital. ha servire.(436) verrà C. L. — Abb. pref. la lez. del C. R. 2. — Nel C. F. R.: apres la venue dou fis de Deu en terre.
Cap. XXVI.
Lo re domanda: qual'è più sicura tra l'anima e 'l corpo? Sidrac risponde:
Lo corpo è più sicuro; ma, se dannaggio loro aviene, l'anima avrà più pericolo che lo corpo. Altressì come due uomini che vanno per uno cammino pericoloso, e l'uno è ardito e l'altro è codardo; lo codardo pensa in sè medesimo: io sono in compagnia d'uno valente uomo, e se alcuno ci asaliscie, egli difenderà sè e me; e questa ragione fa lo codardo sicuramente. E lo valente pensa in sè medesimo: io sono in conpagnia d'uno codardo uomo, e se alcuno ci asaliscie, egli fuggirà, e io rimarrò solo al fatto, o serò preso o serò morto; e a questa cagione non va bene sicuro. Tutto altressì aviene del corpo e dell'anima: lo corpo dice: io farò i miei diletti e le mie volontadi, e quando morrò, io diventerò terra, e non mi cale che avegnia di me. L'anima dice: lo corpo mi tiene ria compagnia, e menami in malo luogo e in malvagio camino e pericoloso, e al dirieto io arò pericolo e pena(437); con tutto ciò egli de' essere meco participale di tutte le mie pene; cioè ad intendere che lo corpo è lo codardo e l'anima è lo valente. E spesse volte viene magiore male del codardo che del valente, per molte cose.
(437) Nel C. L.: e pene nella fine. — Abbiamo corr. col C. R. 2. — Al dirieto è trad. del franc. au derain.