(1455) Nel C. R. 2.: che virtù ànno li dyaspri?(1456) en soveraines parties dou monde C. F. R.(1457) guotes vermeiles C. F. R.(1458) entailes de veille entaille C. F. R.(1459) chi le porte doit mener nete vie C. F. R.(1460) Fra tante virtù, non è qui detto di quella più comunemente attribuita dagli antichi al diaspro, di dare facondia agli oratori. Nè l'altra, da Alberto Magno ricordata, quod gestantem se a luxuria prohibet.

Cap. CCCCLX.

Lo re domanda: che à a fare di liguria? Sidrac risponde:

Liguria(1461) è una pietra trovata nella terra d'India, sopra il fiume pieno di foreste. E una bestia che à nome lins(1462) la guarda, e la ripone dentro alla sua gola, bene in profondo, per le sue virtudi grandi, che non ci siano attevole(1463). Ligure sono di più maniere; ma la migliore èe a colore d'oro; e tali ne sono di colore di mora(1464), e altre di colore d'incenso. E tali ne sono che ànno colore di giarcande. A questa pietra Iddio donò molta virtù. Ella distorna l'uomo di malvagi vizii; e si è bona a portare incontro a più maniere di genti; e guarisce lo male dello stomaco; e fa l'uomo allegro ch'è adirato e malinconoso; e stagnia il sangue de' menbri. La femina che ligura porta, ella è più piacevole. Questa pietra si rinfresca lo colore. Chi la porta in bocca, e chi la tocca agli occhi, ella caccia la malizia. E quella bestia che la guarda, ella si corica nella rena, per meglio guardare questa pietra.

(1461) Lyngurium Cf. C. Pl. S., H. N. XXXVII, 13.(1462) Nel n. t. e nel C. R. 2.: lius. — Ma è certo che deve leggersi lins, essendo notissima la favola del lincurio e della lince, di che parlano gli antichi. — Cf. Leopardi, Err. degli ant. XVIII. Plinio, dove parla del lyngurium scrive: »Fieri autem ex urina quidem lyncis, sed egestam terra protinus bestia operiente eam, quoniam invideat hominum usui.» Ma il dotto naturalista a tali fole non crede: »Ego falsum id totum arbitror.»(1463) Nel C. F. R.: che ses grant vertus le soient aidables.(1464) myre C. F. R. Crediamo errore il mora del n. t. e del C. R. 2.

Cap. CCCCLXI.

Lo re domanda: che à a fare d'agate? Sidrac risponde:

Agate sono trovate in uno fiume che à nome Aquide(1465). Elle sono trovate di più maniere: elle sono di nere e di bianche; e tali sono verdi come diaspro taccato di vermiglio. Questa pietra è piena di grande virtude. E una maniera sono d'agate a vene candelate(1466), e ànno colore d'oro o di cera. La verace agata conforta l'uomo vecchio, e spegne la sete(1467); e vale molto contro al morso del serpente, e di bestia arrabiata; e fa l'uomo parlatore. La verace agata, quando l'uomo la mette nel suo pugno chiuso, niuno lo può vedere. E questa pietra è di verde, taccata di vermiglio.

(1465) Acate C. F. R.(1466) guotee C. F. R.(1467) »Sitim quoque sedant in os additae». C. Pl. S., H. N., XXXVII, 54. — E d'altre sue molte virtù parla Avicenna, tra le quali, che dà forza a superare i pericoli, e rende il corpo robusto.

Cap. CCCCLXII.