Cap. CCCCLXXXVIII.

Lo re domanda erba per lo male de' denti. Sidrac risponde:

Anche è un'erba che somiglia al finocchio, e à i fiori vermigli, e, seme giallo, e radici grosse e ritonde. Chi questa erba facesse bene pestare, con tutte le radici, con olio d'uliva, e colui che à male ne' denti, s'egli s'enpiesse tre volte il dì di quello olio la bocca, in cinque giorni guarrebbe, che mai non avrebe niuno male.

Cap. CCCCLXXXVIIII.

Lo re domanda per lo fiato che pute. Sidrac risponde:

Anche è un'erba che somiglia a' porri, lunga tre palmi e più, e à lo seme bianco. Chi pigliasse le branche, e tagliassele, e gittasele in de le nari puzolenti, due pezi, tanto come l'uomo potesse sofferire, XV dì, da mattina e da sera, egli guarirebe e avrebe buono fiato.

Cap. CCCCLXXXX.

Lo re domanda erba per lo sordo. Sidrac risponde:

Anche è un'erba che somiglia a lingua bovina; chi la pigliasse e pestasse, e traesene il sugo, e pigliasse la banbagia e ponessela agli orecchi due volte o tre il dì da mattina, insino in XV dì, udirebe chiaramente. Questa erba à fiori bianchi e poche foglie e poche radici.

Cap. CCCCLXXXXI.