Lo re dimanda per inpregnare. Sidrac risponde:
Anche è un'erba di più d'uno palmo, e è molta nera, e à molte foglie a guisa di mortelle. Le sue fronde si tengono a due a tre e a quattro; à piccole radici. Chi la pestasse, e mettessela sopra acqua tiepida, e la femina la portasse tre dì nella sua natura, e al vespro e al mattino la mangiasse, infine di tre dì giacesse con suo marito, s'ella non fia isterile, overo lo suo signore, ella ingraviderà(1514).
(1514) Nel Libro de le segrete cose de le donne (Cod. inedito della Mediceo-Laurenziana), dannosi varie ricette, utili quando la donna non puote avere figliuoli; e questa, tra le altre, singolarissima: „toglie latte d'asina, e bagnavi entro lana sucida, e legala in su lo bellico dell'uomo, e tanto vi stea quanto àe affare con sua donna„. E più sotto insegnasi di tenere appresso a la matrice lana o bambagia, intinta in olio rosato, dov'abbia bollito aglio secco e umido. — Paragonisi col Remedium ad concipiendum del Porta, nella Magia Nat., VIII., 7.
Cap. CCCCLXXXVI.
Lo re domanda erba per guarire del giallore. Sidrac risponde:
Anche è un'erba con piccole frondi fesse e lunghe, con fiori violetti, seme giallo e ritondo, radici piccole. Chi la bollisse bene in acqua piovana, e desse a bere a uomo che avesse giallo colore, VII dì, al mattino e alla sera, egli guarrebbe del giallore.
Cap. CCCCLXXXVII.
Lo re domanda erba per lo male dell'orinare. Sidrac risponde:
Anche è un'erba piccola, con grandi foglie forcate gialle, con piccolo seme e piccole radici. Chi la facesse bollire in vino, e dessela a bere a l'uomo che non potesse pisciare, tre dì, da mattina e da sera, essendo bene istretto di caldo(1515), si guarirà.
(1515) Così anche nel C. R. 2. — È evidente che il traduttore non ha inteso il testo, che è pure chiarissimo: et la daroit a boire a home chi ne peut pisser, III jors, a matin et a soir, de froit soit de chaut, il guarra.