(596) l'esveile C. F. R.(597) rinverdisce C. R. 2.(598) comuni C. R. 2.(599) Meglio nel C. F. R.: Encement come une viande che l'om velt cuire, si convient IIII cosses: vaissel, aigue, feu, air; autrement ne ce puet cuire.
Cap. LXXIII.
Lo re domanda: le bestie come arabbiano? Sidrac risponde:
Le bestie arabbiano alli(600) XIX giorni della luna del mese di giugno, che(601) apare una stella, verso lo levante, in cielo. In quello giorno o in quella notte le bestie che la veggiono nell'onbra dell'acqua arabbiano; e simigliantemente, se elle mordono alcuna persona, ella sarà arrabbiata, o alcuna bestia. Altressì guardisi del piscio(602) del topo, che nol tocchi. Chè da ivi a XL giorni gli conviene guardare(603) delle grosse vivande d'olio e di carne e di pescie e di pane, ove levame sia facto(604); nella fine di XL giorni tutta la notte veghiare; e se la rabbia s'apressa sì forte, che non puote guarire nè dormire, anzi si pena, e dannaggia l'altre genti, ànno paura della sua morsura(605), l'uomo dee pigliare uno suggello(606), e mettervi entro di sottile cenere; e poi la metta in sulla bestia o uomo che sia; incontanente morrà, o si dilibera di quella pena. Le genti simigliantemente si diliberano di lui; ch'egli potrebe molte genti e bestie damangiare(607), per la sua morsura rabbiosa.
(600) manca alli al nostro. — Abb. suppl. col C. R. 2.(601) manca che al nostro. — Abb. suppl. col C. R. 2.(602) pissace au rat C. F. R. — Sebbene non trovi pissace nell'ant. fr., pure credo che siasi potuto usare, vedendo pisser registrato dal Du Cange (a pissare ).(603) se convient garder C. F. R. — si de' guardare C. R. 2.(604) ove levame sia stato C. R. 2. — Levame è trad. di levain (lievito).(605) perchè non faccia danno a niuna altra persona C. R. 2.(606) uno staccio C. R. 2. — e questa crediamo la vera lezione. Nel C. F. R.: I. sayas. — L'ant. fr. ha séas, saas (staccio); séel (sigillo).(607) danneggiare C. R. 2. — Damangiare è trad. del franc. damagier.
Cap. LXXIV.
Lo re domanda: chi vive più che cosa che sia in questo mondo? Sidrac risponde:
L'aguiglia vive in questo mondo più che cosa che sia; che l'aguiglia vola e monta tutto giorno nell'aria, e lo vento la rinfresca: per questa ragione dee ella più vivere(608). I serpenti vivono assai, chè tutto loro dimoro si è sotterra e sotto pietre; che lo freddore della terra è tutto giorno fresco e novello(609), e sono più che l'anguille(610): questo è l'ordinamento di Dio. Lo serpente vive più di mille anni, e ciascuno anno gli nascie una tacca(611) nella testa, grande come una lenticchia; e quando egli à conpiuto i mille anni, si diventa egli uno fiero dragone. Non è già che tutti i serpenti vivono cotanto; ma alcuni serpenti v'à che tanto vivono; che l'uno muore, e gli altri sono uccisi; gli altri, divorati da uccelli e da bestie, in questo modo sono consumati.
(608) Nel Tesoro di Brunetto Latini: „li aigles vit longuement, porce qu'il renovele et despoille sa viellesce„ — pag. 197. — Il T. F. P. ha: et l'air et le vent le refroide et le tient freschement, et pour ceste raison il doibt plus viure.(609) Credo da correggere: che per lo freddore della terra ec. — Nel T. F. P.: — Le serpent demeure tousiours soubz terre et soubz les pierres et boit la froidure de la terre, et est tousiours fraiz et nouveau.(610) Et si vit plus che l'aigle C. F. R. — Nel C. R. 2.: e sono più che l'aquile.(611) Manca tacca al n. c. — L'abb. agg. dal C. R. 2. — B. Latini dice del basilisco che ha: „tacche bianche sul dosso„. (trad. del Giamboni); „blanches taches„ nell'orig. franc.