Cap. LXXVIII.

Lo re domanda: lo mondo quanto viverà(616)? Sidrac risponde:

Lo segreto di Dio è sì grande e sì profondo, che niuno lo potrebbe sapere, se non quelli che più ama e più tien cari. Simigliantemente lo vostro grande segreto niuno lo puote sapere, se non quelli che voi più amate, e che voi volete: o sia vostro figliuolo o vostro fratello, o sia vostro amico. Quelli avrà uno buono amico, cui elli amarà(617) molto; e quelli richiederà di sapere i segreti del re, e quelli gli dirà; e quelli sarà savio e provedente, e penserà in sè medesimo: lo re m'ama e vuolmi bene, e perciò m'à egli detto lo suo segreto; e perciò non sarebbe senno che io diciessi al mio amico lo suo secreto. Ma per fare a piacere al mio amico, e perch'egli sappia che lo re ama me, e mi dice lo suo segreto, io gliele dirò un poco iscuramente, perch'egli non possa intendere come nè quando. Similmente è del segreto di Dio, ch'egli nollo dirà se non fosse suo buono amico e suo figliuolo, cioè a intendere lo verace profeta, che verrà nella Vergine. Quelli saprà tutto lo segreto di Dio, che egli medesimo sarà(618); e sarà intra 'l popolo come uomo; e farà tutto quello che farà uomo sanza peccato. Anche fiano altri, sapranno lo segreto di Dio, cioè fieno i suoi ambasciadori, e saranno quelli che profeteranno la venuta del figliuolo di Dio. Nè eglino sapranno(619) già tutto lo segreto di Dio, ma tanto solamente ne sapranno, quanto Idio loro per lo suo sancto spirito manderà. Ma lo figliuolo di Dio, che sarà signore e possente sopra tutto, come quelli che sarà egli medesimo(620), e 'l figliuolo di Dio sarà domandato in terra: lo mondo durerà settemila anni? E egli risponderà che sì. E detto li fia: e più? E egli risponderà, sicuramente; perchè niuno sapia lo sagreto del padre(621). L'uomo non può intendere nè sapere lo quando sarà o può essere; chè essere può centomilia anni, e può essere uno giorno, o più o meno; che questo rimane alla volontà di Dio. Ma bene troviamo che Iddio per la sua grazia à facto(622) VII pianete, per governare lo mondo. Egli le stabilì alla sua volontà, e comandò che ciascuna di loro governasse lo mondo mille anni; e quando ciascuna di loro avrà conpiuto e servito mille anni, e settemilia anni saranno conpiuti, farà poi del mondo a suo comandamento, e farà come a lui piacerà, e saràe signore e possente di tutto. E egli stabilio le pianete a governare lo mondo, e lo suo podere lo governa(623).

(616) basterà C. R. 2.(617) quelli avrà C. L. — Abb. corr. col C. R. 2.(618) Sottintendi Dio.(619) Nè egli non saprà C. L. — Abb. corr. col C. R. 1.(620) Anche qui pare da sottintendere Dio.(621) Giova riferire la lez. del C. R. 2.: Ma il figliuolo di Dio, che sarà signore e possente sopra tucto, si come che saprà elli medesimo e che saprà tucto, quando lo figliuolo di Dio sarà domandato in terra e detto: lo mondo durerà egli m VII. anni? E egli risponderà che si. E detto anco li fie più volte, risponderà oscuramente, perchè nullo nollo sappia, nè sapere possa lo segreto del padre. — Ed ecco ora la lez. del C. F. R.: — Mais le fis de Deu, chi est seignor et tout puissant cil meysmes, saura tout. Au fis de Deu sera domande en terre: durera le monde m VII. ans? Il respondera: oil ou plus, et le dira oscurement.(622) a fare C. L. — Abb. corr. col C. R. 2.(623) Anche il C. R. 2.: lo governa; ma nel C. F. R.: les governe.

Cap. LXXIX.

Lo re domanda: à egli altra gente che viva oltre la terra, in mare? Sidrac risponde:

Oltre a mare à mille dugento(624) isole, nel mare del levante; alquante ne sono abitate; e altre s'abiteranno. Alcune ve n'à che sono abitate d'una gente molta grande, alla nostra fazione, ma non sono grandi di tre palmi o meno(625); e si ànno barba di fino(626) al ginocchio, e ànno i capelli infino alle calcagnia; e non vivono se non d'erbe e di carne; e le loro bestie sono piccole, alla loro misura; e si ànno uno linguaggio loro proprio; e si non ànno niuna credenzia, se non come bestie. Anche v'àe un'altra isola, presso alla terra, dov'egli à una gente piccola d'un palmo e di meno; e non vivono se non di pesci; e stanno e durano in acqua come pesci, di dì e di notte; e sono a maniera d'uomini e di femine; ma egli sentono come bestie. Anche v'à una ysola in mare, ove à gente alla nostra fazione e alla nostra grandeza, e non ànno se non un occhio nella fronte; e ànno linguaggio propio; e sono molti pilosi; e temono molto noi, che abiamo due occhi; e non vivono se non di carne, e delle pelli si vestono. Un'altra ysola v'à, che v'à gente che ànno coda, a modo di montoni(627), che non vivono se non di pesci. Un'altr'isola v'à, che v'à gente che portano una ispina sotto lo fondo delle natiche, lunga d'uno palmo e grossa d'uno dito(628); e non possono sedere in piano, ma in aspro luogo, dove la spina possa andare giuso; e sono tutti pilosi come montoni, e non ànno altro vestimento; e sono poca gente; e non vivono se non di corbi, chè altre bestie non ànno. Anche v'à un'altra gente, alla nostra fazione, che non finano di conbattere, ch'ànno uno grande uccello(629); e abitano in tane, per paura degli uccelli, la state, perch'egli n'ànno grande dottanza; e il verno, per lo grande freddo. La gente gli vincono, e gli uccidono, e mangiano, e serbano, per vivere la state. Un'altra ysola v'à, dove abitano uccelli che covano l'uova al fuoco(630), e la loro piuma non si puote ardere(631). Un'altra ysola v'à, ch'ànno i volti come cani. Anche ci à un'altra gente in questa terra fermata(632), che credono il sole e la luna e l'idole; e fanno sacrificio al nimico(633) del loro corpo. E sono in una provincia che fanno al loro sacrificamento uno tavoliere di legno, alto di tre passa, sì grande che vi cappia(634) cento uomini o più. E quelli che si vuole sacrificare invita i suoi amici, che gli facciano conpagnia al suo sacrificamento; e fanno grande sollazo e grande festa otto giorni; e a' nove giorni salgono tutti in sull'altare, quelli che gli vogliono fare conpagnia al suo sacrificamento; e l'altra giente fanno grande sollazzo intorno al tavoliere; e si fanno mettere legne tutto intorno intorno in grande abondanzia(635); e poi fanno acciendere lo fuoco tutto intorno intorno. E lo signore del convito, che si vuole sacrificare, sì si leva ritto, e dicie al popolo: io salto nel fuoco per amore di quella ydola, del sole e della luna. E gli altri si levano, e gridano lo suo amore, e saltano nel fuoco, e tutti s'ardono in quello fuoco, e vanno al diavolo. L'altre genti fanno grande sollazzo intorno di quello fuoco, tanto che sono tutti arsi; e poi pigliano la cenere e fannone arlique. E simigliantemente fanno le femmine. Altre maniere di gente v'àe che non le conto.

(624) mille trecento due C. R. 1. — M. et CC. et VII C. F. R.(625) Al C. R. 1. e al C. F. R. manca molta grande: onde in essi corre meglio il senso.(626) infino C. R. 1.(627) gente cornute in guisa di montone C. R. 1.(628) gente che portano brocchi sopra loro fondamento, et ène d'uno osso d'uno palmo, della grossezza d'uno dito C. R. 1.(629) con uno grande uccello C. R. 2. — con una grande generatione d'uccelli C. R. 1.(630) Ancora v'àe un'altra isola, nel (così) quale abita uno ucciello, il quale uccello cova nel fuoco, o fae i suoi pulcini nel fuoco C. R. 1.(631) Plumee fr. deve essere stato usato nel senso di plumail che significava ogni specie di animale che avesse piume. Infatti nel T. F. P. si legge: et font pigeons au feu, et leurs pigeons ne ardent point.(632) Terra ferma hanno altri Codd.(633) au deable C. F. R.(634) che vi capiono C. R. 2.(635) et sie fanno istipare tutta la tavola d'intorno di legna secche C. R. 1.

Cap. LXXX.

Lo re domanda: perch'alcuno uomo è nero e altro bianco? Sidrac risponde: