(669) La grassezza dell'uomo povaro disagiato viene di flemma dolce, che si espande per lo corpo, et amorta il calore dell'altre collare; e in tale maniera signoreggia il corpo e si lo ingrassa C. R. 1.(670) et aulcune fois yssent hors du corps par quelque lieu, et en devient la chair noire la par ou ilz yssent T. F. P.
Cap. XCI.
Lo re domanda: dee l'uomo gastigare la femina, e conbattella, quand'ella falla? Sidrac risponde:
Della buona femina lo suo fallo è piccolo; e quando ella l'à fatto, ella si pente molto tosto, e sì si vergognia. L'uomo la dee allora gastigare, e amaestrare con belle parole, e mostrarle ragioni e utilitade, siccom'ella à mal fatto; e allora riconoscierà lo suo mal fatto, e gastigherala(671). La ria femina, quando ella falla, ella non à vergognia, anzi si glorifica e si vanta e si diletta; e quando l'uomo la gastiga, ella peggiora; e quando l'uomo la batte, ella peggiora; e quando l'uomo la proverbia, ella peggio fa. L'uomo la dee gastigare con belle parole e con promessa e con doni due volte o tre o cinque o dieci; e se poi non si gastiga(672), l'uomo la dee fuggire e lasciare; e altro gastigamento non ci à alla ria femina ch'è della volontà del diavolo e in cui lo diavolo abita; l'uomo si dee dilungare da lei e dalle sue volontadi.
(671) Meglio nel C. R. 2.: et ella stessa si castigherà.(672) et se a tanto non si amenda C. R. 1.
Cap. XCII.
Lo re domanda di che cosa escie gelosia, e perchè è geloso l'uomo. Sidrac risponde:
Molte maniere sono di gelosia; che l'uomo à in Dio e nella sua fede(673). Quando l'uomo disputa con altrui, e parla di cosa che non è e non puote essere, dice male di sua fede e di sua ley; sapiate che là deono essere molti gielosi e di grande cuore(674). Anche dee l'uomo essere geloso per lo suo buon amico: questa gelosia è buona e leale, e di buono amore, puro e netto, sanza niuna bruttura. Anche ci à altre maniere di gelosia, che è di lordo cuore e di malvagio amore, che fortemente e lungamente s'asettano(675) al cuore. Questo è gelosia di femina, che consuma il cuore e la mente in perdizione, e chiamasi follia, che il cuore fa di rei pensieri; allora gli omori bollono e rinfrabiano(676). Allora lo corpo e di mangiare e di bere s'astiene, e perde lo suo diletto e si confonde. Ma legiermente ne può essere dilibero, se egli vuole, che egli de' pensare un poco in sè medesimo, che egli fa male, e tutta la sua angoscia e lo suo travaglio non gli vale nulla. E se la femina è propia, egli dee gittare a non calere(677), e gittare la soma di dosso in terra, e pensare ch'egli si dee guardare al meglio sè medesimo che un altro uomo; e non gratti(678) più la gelosia, che chi più la gratta, più la prende e più arde. E si dee pensare ch'egli non è solo al mondo, e in questo mondo e in poco tenpo puote essere dilibero. E se la cosa ch'egli ama non è propia sua, sapiate ch'egli si travaglia di grande follia, e è diritto folle e stolto, quand'egli diventa geloso dell'altrui cose, per perdere lo suo tenpo in grande angoscia e in grande travaglio, altressì come quelli che non fina nè dì nè notte conbattere a uno scudo e a uno bastone contra lo vento.
(673) Sottintendi: quella che. — Nel C. R. 2. si ripete: la gelosia che ec.(674) Confessiamo di non intendere quello che qui siasi voluto significare. — Il C. R. 2. concorda col n. t. Forse qualche lume a questo oscuro periodo potrebbe venire dal C. F. R.: la gelousie che l'om a de Deu et de sa foy, chant l'om la despite et parle d'une cosse qui non est ni ne puet estre, et dit mal de sa foy et de sa loy; saches la doit l'om estre mout durement gelous et de grant cuer.(675) Anche il C. R. 2. ha: s'asettano. Errore che si spiega col testo francese: saisissent le cuer; essendo, se non erriamo, evidente che il traduttore, non conoscendo il significato del vb. saisir, lo ha voltato per s'asettano.(676) reflambent C. F. R.(677) il la doit geter a noncaler C. F. R. — Nel fr. ant. mettre à nonchaloir significava obliare, disprezzare. È chiaro che qui pure il traduttore non intese il testo, e credè di volgarizzare alla lettera.(678) Anche il C. R. 2. ha qui gratti e più giù gratta. — Nel C. R. 1. e nel T. F. P. manca questo periodo; il C. F. R. ha grater e grate. Potrebbe questo essere un modo proverbiale, quasi a dire: non istuzzichi di più la gelosia. Ma noi crederemmo piuttosto che nel testo fr., invece di grater, avesse a leggersi guarder (serbare, conservare); e che l'errore del cod. fr. sia stato copiato dal volgarizzatore.