Sì, bene e legiermente, quando egli è di quella volontà. E egli dee pensare allo suo criatore, e così come egli lo degnò creare alla sua simiglianza; e perciò non si dee lordare; ma onorare e nettamente guardare, per amore di quelli che lo degnò fare alla sua simiglianza. E si dee pensare come egli dee morire, e venire in nulla; e l'anima di lui ricevere tali guidardoni, come avrà servito in quello corpo, fia bene o fia male, secondo le sue opere. E in questi pensieri gli passerà questa volontà. Si lo re desse a uno uomo la sua roba, che la si dovesse vestire per lo suo amore, sapiate che quello uomo la si vestirebbe a grande onore, e la guarderebe nettamente, e sarebe molto innorato dalla gente, quando egli la si vestisse. Bene dobiamo noi essere più innorati e meglio guardare la somiglianza che Idio ci à vestiti, che è della sua propia, e più caramente che una roba d'uno cotale uomo, chente noi siamo, tutto fosse egli re. Che se tu non pensi in quella volontà per lei medesima passerà, se tu lasci nolla gratiare di fatti nè di pensieri(868); ch'ella è altressì come lo fuoco: chi più vi mette più arde; e per la sofferenza(869) e per gli buoni pensieri, leggiermente passerà. E tanto quanto l'uomo più soffera, più vorrà sofferire; e tanto quanto l'uomo più l'usa, e più lo vorrà usare. E uno fuoco che fa dannaggio, l'uomo lo dee ispegnere, e sì amortare nell'acqua, che giammai dannaggio non gli faccia. Simigliantemente dee l'uomo fare della luxuria; chè la luxuria è pericoloso fuoco, e fa molto grande dannaggio al corpo e all'anima. L'uomo la dee amortare e ispegnere tuttavia.

(867) Le roy demande: ce peut l'om tenir de luxurie, chant l'om est de volonte? C. F. R.(868) Riferiremo prima la lez. del T. F. P.: Ainsi donc quant l'homme entre en ceste voulunte de luxure, et en luy mesmes il pensera les choses dessusdictes, bien legierement se passera y celle voulunte; mais qu'il la delaisse et qu'il ne la nourrisse point ne de faiet ne de pensee. — Ecco ora la lez. del C. F. R.: car se tu penses en celle volunte, elle passera par celle meesme volunte, se tu la laisses et ne la graees ne de faites ne de pencees. — Se tu la laisses (laisser ant. fr., quitter) è stato trad., come vedesi, se tu lasci. — Et ne la graees (graer ant. fr., gratiaer), è stato trad. nolla gratiare. — Il nostro periodo potrebbe intendersi così: se tu stabilisci, se sei fermo di non far grazie, di non fare concessione a quella volontà nè di fatti nè di pensieri.(869) por ces soffraites. C. F. R. — Soffraite ant. franc., sofracha prov. ha, fra altri, il significato di mancanza; e qui pare che potrebbe appunto intendersi: e per la mancanza di materia che alimenti il fuoco, e per i buoni pensieri ec. — Potrebbe però anche interpetrarsi: e coll'essere tollerante ( soffrir ) e con i buoni pensieri ec. —

Cap. CLXXII.

Lo re domanda: quale è lo magiore diletto che sia? Sidrac risponde:

Due sono i diletti del mondo: l'uno è spirituale e l'altro corporale; e lo corporale è poco diletto, perchè passa legiermente, e ispegnesi come uno lume, e diventa nulla; che del diletto corporale si generano molte malizie e avarizie e pericoli all'anima, e morte e onta e vergognia e si è tutta vanità; che ciò che l'uomo può fare di diletti in cento anni, se uno giorno e' gli falla, tutto quello che àe avuto gli pare nullo diletto(870). Lo spirituale, cioè a sapere di quelli che si dilettano in Dio e delli suoi comandamenti e nelle sue opere, e quegli che ànno buona fede e buona isperanza d'avere la vita perdurabile nella conpagnia di Dio, sapiate che quelli ànno molto grande diletto; tanto quanto più travagliano e sofferano per Dio, si loro richieda a fare di quello travaglio e sofferenzia(871); e si pare loro ch'egli sieno in gloria. E questo diletto mai non finiscie, anzi si canbia di bene in meglio, e di gioia in allegreza e in gloria, che mai fine non avrà. E perciò diciamo noi che lo diletto ispirituale vale meglio e è più grande che lo corporale, e è più durabile.

(870) car chant che l'home se puet delitier en C. ans, et un jor li faut tout et si resemble che riens n'en a este. C. F. R.(871) si requirent plus a faire de cel travaile et soffrance. C. F. R.

Cap. CLXXIII.

Lo re domanda: desi l'uomo dilettare colla femina? Sidrac risponde:

Due maniere sono di dilettarsi l'uomo colla femina: l'uno è spirituale e l'altro è corporale. Lo spirituale si è quando l'uomo àe la sua moglie, si dee acostare a lei onestamente e degniamente. E sì si dee acostare co' lei a tale intendimento e intenzione, d'avere frutto di lei, che renda grazie al suo criatore. E quando ella è pregna, elli non si dee più acostare a lei, infino che partorito non à; e dopo il partorire XL giorni. E quando la femina è nel suo tenpo, e' non si dee acostare a lei, tanto quanto ell'à quello; e sarà questo lo buono diletto spirituale. Lo diletto corporale del mondo si è in modo di bestia, che non si guarda quando s'acosta alla sua femina, anzi s'acosta tutte le volte che n'à volontà. Sapiate che questo è malvagio diletto, e morte e perdizione dell'anima e del corpo. Quelli che lo fa a modo di bestia è di vita di bestia; e fanno contra lo comandamento di Dio.

Cap. CLXXIV.