(933) Manca chè l'anima al C. L. — Abb. suppl. col C. R. 2.(934) Manca al C. L. quelli che si travagliano per lasciare dopo la loro morte alli loro figliuoli et alli loro amici, sappiate che quelli. — Abb. suppl. col C. R. 2.(935) Altresì de' fare l'omo in questo secolo, travagliare si de', et aiutare li suoi prossimi, se fa mestieri loro. C. R. 2.(936) se ne guadagneranno. C. R. 2.(937) Nel C. L. dopo la tua vita. — Ci è parso un errore evidente, e abb. corr. col C. R. 2.(938) la porta ispiritualmente dinanzi a Dio. C. R. 2.(939) loenge. C. F. R., che vuol dire lode.(940) nol puoi. C. R. 2.(941) coscienza. C. R. 2.; e concorda col C. F. R.(942) anco per quella lemosina troverai bene nell'altro secolo. L'altra si è per le preghiere che di te faranno quelli che limosine da te riceveranno. C. R. 2.(943) Il T. F. R. ha un altro senso: L'om puet bien perdre le cors por ces amis et por ces anfans et por leiaute: cil chi le pert en tel maniere, le fait por la vie rachater.(944) rachater. C. F. R., ricomprare, riscattare.(945) Meglio nel C. F. R., per legare il senso di questo col precedente periodo: Or pies veoir com l'om doute la perte, ecc. — Notisi come sia stato trad. doute (teme) per dubita. La Crusca registra molti es. di dubitare per temere; in varii de' quali però sembra a noi che essa non abbia sufficentemente considerato se piuttosto non fosse da interpetrare questo verbo per stare in dubbio, stare in forse, essere incerto.
Cap. CCV.
Lo re domanda: quale è la più scura cosa che sia? Sidrac risponde:
L'uomo è la più scura cosa che sia; chè gli rei faranno bella senbianza di fuori, e dentro avranno le loro malizie; e l'uomo crede ch'egli sieno buoni, per li belli senbianti che mostrano di fuori, ma leggiermente li può l'uomo conosciere a ciò, che disiderano l'altrui; chè i buoni non disiderano l'altrui, anzi danno ciò che deono, volentieri. Ma gli rei pensano le genti ingannare per le loro parole. E però può l'uomo conosciere i buoni da' rei.
Cap. CCVI.
Lo re domanda: lo male che l'uomo fa in questo secolo è d'Iddio? Sidrac risponde:
In verità vi dico che Idio non pensò nè non fece unque nullo male, anzi fece grazia e gloria di bene; e niuno cuore d'uomo lo potrebbe pensare, i beni che sono in lui. Chè egli fece lo cielo e la terra e le stelle e lo sole e la luna e l'altre cose; e fece carità muovere con misericordia(946); male nè peccato non fece unque; anzi lo fa colui che l'aopera, e non per Dio(947); chè a lui piace che faccia tutto bene. E sì gli donò senno e sapere di conosciere lo bene e lo male; e conoscienza che per fare lo bene averà bene, e per male avrà male e le pene di ninferno. Se Iddio avesse fatto l'uomo che non potesse peccare, certo bene lo potrebe avere fatto, s'egli avesse voluto. Ma egli avrebbe fatto torto e oltragio al diavolo, che, per una sola cogitazione di peccato, lo traboccòe di cielo in terra. E se l'uomo non disservisse(948) quella gloria ch'egli perdette per così poco fallo, lo bene che l'uomo farebbe non sarebbe suo, anzi di Dio. Ma l'uomo dee fare lo bene per le sue buone opere(949), e lasciare lo male, chè Idio gli donò senno di conosciere l'uno e l'altro; e diegli iscienzia, che per lo suo travaglio e volontà potesse in terra guadagniare la gloria del cielo, e stare in cielo cogli angeli. Ma l'angiolo non è se non ispirito solamente; e lo buono omo(950) in cielo vi fia collo spirito e collo corpo; chè lasciò il bene e lo diletto di questo secolo e l'altre cose corporali. E si dee essere pro e valente di guadagniare quella gloria, che è durabile per tutti i tenpi, per lo suo travaglio. Lo travaglio del corpo l'anima lo conpera caro(951). E però niuno uomo, s'egli non lascia lo male per lo suo grado, e facesse lo bene per lo suo grado, non sarebe ciò ragione ch'egli avesse la gloria di Dio, perch'egli noll'à servita. E se l'anima andasse con tutto il peccato in cielo, dunque sarebbe lo corpo più degnio che l'anima. Chè, tardasse quanto volesse, pure l'anima riceve il suo corpo; e s'eglino andassono amendue in cielo, con tutti i peccati loro, lo corpo avrebbe diletto del secolo e la gloria di cielo(952). E se Idio avesse facto che l'anima avesse la gloria di cielo per tutti i tenpi, e lo corpo diventasse terra tuttavia, dunque non sarebe istato bisognio ch'egli avesse criato l'uomo di terra, ma che l'avesse criato solamente, l'avesse messo in gloria; e l'anima sarebe istata come angielo; e lo mondo non sarebe istato bisogno; chè lo mondo non fue fatto se non per l'anima. Certo Idio non volle questo nè quello; anzi fece diritto e a ragione ciò ch'egli fece, l'uomo di corpo e d'anima. E l'uomo dee dirittamente governare e salvare l'anima, e per lei adorare e ringraziare, e multiplicare di sua generazione. Chè Idio ci à donato senno e sapere di conosciere e di fare lo bene e lo male a nostra volontade; e di conosciere che lo diavolo traboccò di cielo per lo suo peccato; e che l'uomo dee montare in cielo per lo suo bene fare; e dee avere la gloria che lo diavolo perdè, per lo suo peccato, ch'egli fecie.
(946) Intenderei: e fece che si muovesse per noi carità e misericordia. — Forse potrebbe intendersi: che nascesse per noi, che prendesse vita; secondo il senso che ha nell'ant. fr. movoir. Cf. Burguy, Gloss. — Nel C. F. R.: et fist moveir carite et misericorde et piete.(947) Così ha pure il C. R. 2.; ma è senza dubbio lezione errata. — Nel C. F. R.: ains fait par celui chi l'uevre, non pas par Deus. — E nel T. F. P.: mais le mal est faict par celui qui en fait l'oeuvre, et non pas par Dieu. — E pare da intendere: il male lo fa colui che lo commette, e non Iddio.(948) deservist. C. F. R. — Desservir ant. fr., meritare. — Anche in prov. desservir ha il significato di meritare, guadagnare, secondo un es. del Sydrac, citato dal Renouard ( Lex. Rom., a Serv ): „Negus gazerdo non agra desservit, quar lo be non agra fah de sa voluntat.„ — In ital. si usò servire in questo medesimo senso da alcuni antichi scrittori.(949) par son gre. C. F. R. — Il trad. non ha inteso il testo.(950) Manca al C. L. e lo buono omo. — Abb. suppl. col C. R. 2., che concorda col C. F. R.(951) Così ha pure il C. R. 2. — Ma pare che manchi qualche cosa, almeno stando alla lez. del C. F. R.: Cors viaut travail et aime repos; et par le delit dou cors l'arme l'achate chier. — E nel T. F. P.: Corps c'est travail et ame c'est repos; les quelz deux Dieu a donne a l'homme; et l'ung doibt salver et garder l'aultre sans le travailler. Et pour ce si le corps, qui est travail, prent son delict en ce monde, l'ame si l'achatera en l'aultre bien cher.(952) Nel C. F. R.: Car, che che tarde, l'arme resevera son cors, etc. — La lez. del C. R. 2. è diversa, e concorda col T. F. P.
Cap. CCVII.
Lo re domanda: come potrebe l'uomo salire in cielo? Sidrac risponde: