Lo re domanda: quale è peggio tra micidio o furto o baratto? Sidrac risponde:

Certo queste tre sono molte ree; ma l'una è piggiore che l'altra: cioè a sapere che lo micidiale è pegio che niuno degli altri, perchè disfà la forma che Idio per la sua pietà fece alla sua simiglianza. Sapiate che questo è molto grande peccato, e sì toglie la vita a quella criatura che vivere dovea, e fare, per aventura, bene. Furto è un altro grande peccato, che egli toglie lo travaglio altrui, e lo mette in angoscia e in necessitade: sapiate che questo è grande peccato. Baratto è molto grande peccato e molto pericoloso, che del baratto nascie micidio e furto, e mena l'uomo per lo baratto a uccidere e a inbolare, e fare e dire molto male, e pensare a onta, e a male perdere lo suo(925): molte gente ne sono ingannate. Sapiate che questo è molto grande peccato e pericoloso a molti uomini, che ogni uomo si dovrebe guardare di barattare più che furo o da micidiale(926). Ma altra maniera di vizii ci à, che passa questi tre vizii, e si è molto incontro al comandamento di Dio: cioè traditore, è a intendere in resia o di sodomia, e da uomo e da femina, d'altra maniera che egli nollo deono fare(927). Questi sono coloro che Idio odia più, e che saranno dannati e più tormentati nelle pene dello 'nferno; che maraviglia è che quando quella opera si fa, che la folgore da cielo noll'arda in quella ora e che la terra non s'apre e la inghiottiscie(928). E gli angeli di cielo triemano, quando quello peccato si fa, perch'egli ànno dottanza che Iddio non isconfonda tutto il mondo. Ma Iddio, per la sua sancta misericordia e pietade, gli lascia, acciò che egli si rimanghino di questo male e degli altri, e che vengano alla sua credenza e al suo comandamento.

(925) Lo barattieri fa et dice male e pensa male, e a onta e a male perdere lo suo. C. R. 2.(926) più che di furto o di micidiale C. R. 2. — Ma nel C. F. R.: plus che de murtrissor ni ne laron.(927) Molto migliore la lez. del C. F. R.: mais il y a un autre mauvais vice, li ques passe ces trois, et si est mout encontre le comandement de Dieu; ce est a entendre herezie et sodometerie: ce sont il chi s'aprocent as mahles carnelment, et home a feme d'autre guise ch'il ne doit.(928) che la terra non s'apra e inghiottiscali. C. R. 2.

Cap. CCIII.

Lo re domanda: Idio ch'è pietoso e misericordioso perdona egli tutti gli peccati che l'uomo fa in questo secolo? Sidrac risponde:

Se tutte le candelle(929) del mare e la rena della terra e le foglie degl'albori e le stelle del cielo e gli capelli delle teste delle genti e delle bestie e degli animali fossono in una somma, non sarebono mica il diecimo della misericordia di Dio. Se uno uomo avesse lo padre e la madre(930) di M C migliaia di persone, e con tutto ciò si fosse agiunto(931) carnalmente, e poi si lasciasse quello male, e tornasse a Dio di buon cuore e con pentimento, Iddio lo riceverebbe allegramente, e torrebelo(932) per suo. E quelli che a Dio convertire non si vogliono, niuno cuore d'uomo non potrebe pensare i martiri che egli avranno nell'altro secolo. Al tenpo del figliuolo di Dio e del suo popolo, quelli peccatori che di quelli peccati vorranno essere diliberi, loro converrà dire i loro peccati, a quelli che ordinati saranno sopra ciò, e con netteza e con isperanza di non mai ritornare in su quello peccato. E quelli che così faranno, si manteranno, è saranno sicuri della vita perdurabile; chè gli loro peccati saranno lavati, come l'acqua lava la bruttura.

(929) gocciole. C. R. 2.(930) Manca al C. L. se uno uomo avesse lo padre e la madre. — Abb. suppl. col C. R. 2.(931) e con tutte fosse giaciuto. C. R. 2.(932) terrebelo. C. R. 2.

Cap. CCIV.

Lo re domanda: perchè si travaglia l'uomo in questo secolo? Sidrac risponde:

Per due cose: l'una è per mantenere lo corpo, a ciò che bisogno gli è comunalmente; l'altra è perciò, che lo corpo possa avere forza e podere a servire Idio lo creatore per la sua anima; chè l'anima(933) non puote avere bene nè guidardone, se non per quello che lo corpo à servito. Questa ragione fanno i savi, che vogliono bene vivere. Quelli che si travagliano per lasciare dopo la loro morte alli loro figliuoli et alli loro amici, sappiate che quelli(934) si travagliano follemente, nè senza peccato non può essere; chè l'uomo dee fare come la formica, che si travaglia la state per avere che vivere lo verno. Altressì dee fare l'uomo in questo secolo, e travagliare per atare e mantenersi a vivere, e per fare limosina e caritade a quelli che sono poveri, e aiutare i loro proximi se bisogno è(935). L'uomo non dee dire mica, io guadagno per li miei figliuoli; chè, se i figliuoli sono buoni, egli si guadagneranno(936), siccome egli guadagnò. E sapiate ch'una carità che tu farai per la tua anima, ti varrà più che tutti i tuoi figliuoli o parenti; una carità che tu farai di buono cuore, ti sarà più profitto che tutti i tuoi figliuoli, nè che cento limosine dopo te. E che se tu fai nella(937) tua vita limosina, tue la dai al povero per la tua anima, lo povero la reca ispiritualmente a Dio, dinanzi a lui(938), e l'apresenta e offera: ella non puote essere sì picciola, che dinanzi al cospetto di Dio ella non sia oferta a grande gloria(939) per te. Ma quello che tu lasci dopo la tua morte, non è per la tua volontade, che tu non puoi altro fare, che tu non el puoi(940) portare teco alla fossa, anzi lo ti conviene lasciare, allora. Ma se tu fai la limosina a tua vita, tu la fai per due cose: l'una per buona conoscienza(941), che tu ami Idio, chè per quella limosina troverrai bene nell'altro secolo, per le preghiere che fanno per te quelle limosine; e Iddio le riceverà(942). E perciò l'uomo non dee mica per li suoi figliuoli nè per li suoi amici nè per sè medesimo volere perdere la sua anima. Chè se l'uomo sapesse in questo secolo che cosa è perdere l'anima, egli non la perderebbe, per cento figliuoli che egli avesse. L'uomo puote bene perdere lo corpo, per gli suoi figliuoli e per li suoi amici, in lealtade egli puote bene fare, se egli vuole(943). Ma l'anima non dee egli volere perdere, per niuna cosa, perchè niuna cosa è più degna che l'anima. L'anima è più degna del corpo, e perciò nolla può niuna cosa racattare(944); onde l'uomo non dee volere perdere l'anima, se ciò non fosse per più degna cosa di lei e per migliore. E poi che l'anima è così degna e così preziosa, l'uomo la dee guardare incontro al corpo, e incontro alle cose tutte che sono e saranno e potrebbero essere. Quando lo diluvio venne sopra la terra, la gente fugivano quà e là; e quando l'acqua cresceva, egli pigliavano i loro figliuoli, e poneagli sopra i loro capi, perchè l'acqua no gli annegasse. E quando l'acqua pur crescieva, e egli vidono la paura della morte, egli non si metteano i loro figliuoli sopra capo, anzi sotto i piedi, per soprastare all'acqua. Quando l'uomo dubita(945) di perdere lo corpo, magiormente dee dubitare di perdere l'anima, che è la più degnia cosa del mondo.