—Ah! ve lo dicevo io—esclamò—che oggi dovevo essere condotto alla Court House e messo in libertà. Vedete, è il giudice che mi manda questo magnifico vestito. Che bravo giudice: lo voglio baciare.

E si vestì adagio, con cura, assaporando tutto il piacere di mettersi dopo tanto tempo degli abiti nuovi.

Appena giunsero il padre Giulio e più tardi il padre Edgerton, egli li salutò e ripetè loro le stesse parole. Inutilmente il prete cattolico e il ministro protestante, ciascheduno alla sua volta, tentarono di richiamare in sè l'infelice e di fargli riflettere che quella era l'ultima sua ora; egli sorrideva loro sul viso con aria di compassione e non mostrava altro che l'impazienza di essere accompagnato davanti al giudice.

La sentenza di morte gli era stata letta alla vigilia, in italiano e in inglese, senza che egli la comprendesse, cosicchè quella mattina lo sceriffo e le guardie non avevano altro da annunziare al condannato che l'ora dell'esecuzione; e lo fecero; ma il Cornetta protestò che mentivano e dichiarò che li avrebbe fatti arrestare!

Allora lo lasciarono nella sua illusione e, visto che era quieto, gli permisero di uscire dalla cella e di aspettare nel corridoio il momento fatale.

Frattanto entrarono nel cortile il capitano Mangin con cinque policemen che si disposero intorno alla forca, facendo fare un po' di largo: altri nove policemen erano di guardia all'esterno della prigione. Il boia salutava alcuni amici vicino alla forca. Da una tasca gli usciva un pezzo del laccio destinato al Cornetta.

Pochi minuti prima delle sette e mezzo giunsero gli undici deputati sceriffi della Contea e furono introdotti nel carcere. Allora il capo sceriffo s'affacciò al cancello di ferro che dava sul cortile e chiamò il boia e il suo assistente. Erano le sette e mezzo precise.

Il boia, il suo aiutante, il carceriere e altri due robusti sottocarcerieri si avvicinarono a Cornetta nel corridoio interno della prigione e gli dissero di star fermo, perchè gli dovevano legar le braccia.

Appena Cornetta vide le corde, diventò giallo in viso, stralunò gli occhi, strinse i pugni, diede un urlo e minacciò chiunque gli si accostava. I cinque uomini gli si gettarono simultaneamente addosso: due gli afferrarono le braccia, due le gambe, e il quinto, il boia, s'accingeva a legargli i gomiti insieme dietro la schiena; ma il condannato gridava, si torceva come un serpente e tentava di mordere come un cane idrofobo. Altri cinque uomini dovettero intervenire e Cornetta fu legato da dieci persone.

Egli diceva con voce altissima e lamentevole: