Non dimenticherò mai la prima domenica che passai sotto la restaurazione di quel codice.

Uscito di casa alle otto di mattina, secondo il solito, cercai coll'occhio, nelle vie deserte, un lustrascarpe. Vana ricerca. Gli innumerevoli italiani, negri e americani che hanno il loro deschetto e la sedia in quasi tutte le cantonate, erano irreperibili. Anche il lustrare le scarpe è un'opera servile, proibita dalla legge.

Soltanto dopo una mezz'ora all'angolo della 22^a strada e dell'ottava Avenue, scoprii, sulla soglia di una porta, un povero ragazzo irlandese col viso paonazzo, che, in attitudine sospetta, celava sotto la giacca la sua scatola di lustrascarpe.

Mi accostai a quel povero ribelle e gli chiesi se aveva il coraggio di violare la legge.

Egli si guardò intorno e non vedendo alcun policeman, s'inginocchiò mormorando:

Hurry up, boss! (Facciamo presto, principale!).

—Che cosa pensi della nuova Sunday law? (legge della domenica)—gli domandai.

—Penso—rispose—che io sono un povero orfano e che devo mangiare anche alla domenica.

Uno stivale era già lucidato alla bell'e meglio e il ragazzo s'accingeva a lustrare anche il secondo, quando comparve improvvisamente sulla cantonata un policeman, col suo bravo club (bastone corto) in mano.

Io non potei trattenere una risata, ma il policeman si accostò con aria minacciosa e disse al ragazzo spaventato: