«Potete vagare per monti e per valli, attraversare il mare e la terra, cercar per tutto il vasto mondo; è quella una città che ha ancora da nascere.

«Noi siamo i costruttori di questa città; tutte le nostre gioie e tutti i nostri dolori contribuiscono ad innalzare le sue mura risplendenti: tutte le nostre vite sono le pietre che la compongono.

«I più non possono fare che gli umili servizi, spaccar rozze pietre e scavare il suolo; mentre pochi solamente raccolgono gloria e onore dal loro lavoro.

«Mentre pochi possono edificare gli archi, le graziose e artistiche colonne e realizzare un pensiero grande e una ideale bellezza in quel luogo.

«Ma umili o superiori, tutti sono chiamati a un còmpito grandioso, tutti aiutano a condurre a termine un sublime disegno.

«Quale sia questo piano noi non lo sappiamo; noi non sappiamo quanto sia alto il seggio della giustizia, come codesta città delle nostre visioni apparirà all'occhio umano.

«Nessuna mente può figurarsi ciò, nessuna lingua può dirlo; noi possiamo soltanto intuire le glorie della città del futuro.

«Solo per essa noi dobbiamo sempre lavorare, per essa sopportare pene e dolori, in essa trovare il fine dell'esistenza nostra.

«Pochi e brevi anni noi lavoriamo; presto finiscono i nostri giorni, altri lavoratori ci sostituiscono e il nostro posto non si riconosce più.

«Ma l'opera che noi abbiamo edificata, spesso con mani insanguinate, con lagrime, con confusione e angoscia, non perirà col termine de' nostri anni.