—E così—esclamava Adler—questo è rimasto un paese puramente cristiano, e noi non siamo che poveri intrusi a cui la cittadinanza è accordata per un favore, non per un diritto.
Stefano Girard aveva espressamente stabilito nel suo testamento che nessun prete, ministro o missionario di qualsiasi setta fosse ammesso ad un impiego qualunque nella famosa istituzione da lui fondata, e che a tali persone non venisse accordato l'ingresso nella casa neppure come semplici spettatori. Egli voleva che gli alunni fossero allevati unicamente coi principi della moralità e dell'onestà e che solo fattisi adulti scegliessero il culto religioso che più loro conveniva.
Ebbene, Daniele Webster, il grande, il celebrato oratore, nell'impugnare il testamento, giunse perfino a dire che la carità di Girard, tendente a diminuire il rispetto dell'umanità verso il cristianesimo, non era affatto carità.
Un altro bel discorso che sentii da Adler era contro la preghiera.
Dopo averne analizzato diligentemente le forme diverse, egli diceva:
—Vi sono molte forme di preghiera, ma in generale la preghiera è una petizione con cui il credente chiede qualche cosa al suo dio. La stessa parola preghiera in tutte le lingue significa chiedere umilmente qualche cosa, supplicare, mendicare. Come! L'uomo sano, intelligente, che col proprio lavoro mantiene sè e la famiglia e si rende utile alla società, è obbligato a inginocchiarsi davanti al dio per chiedergli egoisticamente un aumento di guadagno, una stagione propizia e via dicendo? E a questo dio onnisciente, che tutto vede e di tutto è informato, il fedele deve specificare la domanda, fare una lunga e minuziosa storia dei propri bisogni? E perchè? Perchè, vi rispondono, l'uomo non è che una creatura, venuta alla luce del sole a propria insaputa e senza averlo chiesto, ma che deve essere riconoscente al Creatore d'averla messa al mondo, anche quando è miserabile, storpia, stupida, piena di difetti fisici e morali. Per il credente non vi deve essere carattere, dignità personale, fiducia nelle proprie forze: no, tutto dipende dal capriccio di quel padrone che gli ha fatto il regalo dell'esistenza.—
Adler ha espresso la sua fede nel progresso e nel miglioramento della razza umana in una poesia intitolata: La città della luce (The city of light), che anche nel testo inglese, sebbene i versi siano belli e semplicissimi, ha una nebulosità che risalta maggiormente nella prosa povera e nuda della traduzione. Ma l'autore ha usato forse a bella posta il linguaggio mistico e figurato che meglio colpisce la mente delle masse.
Ecco la traduzione letterale:
«Udiste mai parlare della città d'oro menzionata nelle antiche leggende? Eterna luce risplende sopra di essa e si narrano di essa storie meravigliose.
«Solo uomini e donne giusti abitano entro le sue mura lucenti: il male è bandito da' suoi confini; la giustizia vi regna suprema su di tutti.
«Se voi domandate dov'è questa città in cui regna la perfetta giustizia, io devo rispondervi che cercate invano dov'essa sorge.