Aveva trovato una moglie—serva ideale!

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Qualche tribù indiana conserva l'uso di celebrare ogni anno certe feste religiose con danze che sono spettacoli di fanatismo barbaro e feroce e che l'autorità di Washington è riuscita a impedire quasi completamente.

La festa principale solennizzata dagli Siù con scene di sangue è quella del sole o del serpente. Ai bianchi che cercavano di dissuaderlo dall'orribile costume, il vecchio Orso Veloce rispondeva:

—Voi avete avuto un Cristo che morì sulla croce per voi e ne menate gran rumore. Noi facciamo quello che voi non osate fare: ci leghiamo noi stessi sulla croce del nostro dio e soffriamo con lui: voi non avreste il coraggio di fare altrettanto!

Ora però l'antica cerimonia ha perduto molto del rigore con cui veniva osservata. Una volta i giovani guerrieri erano obbligati a prender parte alla danza: ora vi intervengono solo coloro che devono sciogliere un voto a Wkaortaorka, il Grande Spirito. Tali voti sono di più maniere: un indiano si obbliga di ballare durante le danze del sole o del serpente se guarisce un suo figlio, un amico, una persona cara, oppure se ottiene un successo in qualche sua impresa, anche se questa sia di un genere non ammesso dal codice penale.

Un araldo, vestito di pelli di bufalo, annunzia il giorno e il luogo del trattenimento alle varie bande indiane. Il campo che viene preparato è ordinariamente di cinque miglia di circonferenza: alla festa accorrono da otto a dieci mila indiani. Davanti alla tenda, dove i danzatori devono aspettare gli ordini per eseguire il loro programma, giace un cranio di bufalo contornato da erbe selvatiche e da altri emblemi strani e misteriosi.

Pochi giorni prima della festa un drappello di cavalieri va a cercare un tronco conveniente da piantare nel centro del campo riservato al ballo. Si sceglie di solito un olmo gigantesco, che viene tagliato da una vergine indiana espressamente consacrata a quell'ufficio.

Appena il tronco è rizzato e adorno di fronzoli e nastri, ha luogo la corsa del palo. Mille guerrieri a cavallo si precipitano in una corsa vertiginosa giù pel ripido pendio di una vicina collina verso l'albero, e siccome il terreno è reso artificialmente liscio e sdrucciolevole, uomini e cavalli cadono in grande quantità, fracassandosi le gambe e qualcheduno anche l'osso del collo, con immensa soddisfazione del pubblico.

All'ultima gran festa del sole celebratasi vicino all'Agenzia Indiana di Rosebud, Dakota, mentre io attraversavo quelle regioni, la schiera dei mille guerrieri era composta di quegli stessi indiani che sorpresero e massacrarono la brigata dell'infelice generale Custer: molti avevano ancora le selle e le armi che furono il loro bottino dopo la triste giornata di Yellowstone.