«Essa si alzò per esaminare il daino deposto sulla porta, mentre Jena, stanco della sua caccia che l'aveva condotto molto lontano, entrò nella capanna e si riposò accanto al fuoco.
«La giovane non tornava: Jena si domandava quale motivo poteva trattenerla fuori; si alzò per guardare attraverso la porta, e la vide intenta a mangiare avidamente tutto il grasso del daino.
«Allora esclamò:
«—Io speravo di essere felice, ma invece mi sono ingannato.
«Poi, rivolgendosi alla donna:
«—Povera faina—disse—non disturbatevi e divorate pure tutta la cacciagione che ho portato.
«Prese nuovamente il suo laccio e se ne andò; poi, secondo il solito, lo sospese a un albero prima di allontanarsi per cercare della selvaggina. Tornò alla sera recando un superbo daino. Una capanna aveva sostituito l'albero e attraverso una feritoia Jena scorse un'altra incantevole giovinetta che accudiva al fuoco.
«Appena egli entrò, essa si alzò con aria gentile, gli diede il benvenuto, e senza perdere tempo si mise a scuoiare il daino come si deve, e ne sospese la carne per affumicarla. Quindi ne apparecchiò un pezzo per il cacciatore che avea molta fame. Allora il nostro giovane disse fra sè:
«—Adesso finalmente ho trovato la vera felicità.
«Ogni sera, quando suo marito ritornava dalla caccia, la buona sposa lo accoglieva, con piacere, gli faceva trovare tutto in ordine, si prendeva cura della cacciagione, preparava il desinare, e da allora in poi Jena fu l'uomo più felice del mondo.»