—Come?—disse il condannato, cambiando improvvisamente tuono e maniere.—Voi venite dunque a trovarmi per insultarmi? Invece di difendermi, voi prendete la parte dei miei assassini? Se continuate a dire che sono reo, vi faccio arrestare!

E mostrò i pugni al buon Aliano, con uno sguardo feroce.

Aliano, persuaso che il disgraziato aveva l'intelletto turbato, gli offrì una manata di sigari. Cornetta li rifiutò con piglio sdegnoso e villano. Stavamo per uscire, quando il direttore del carcere, Duffy, sottosceriffo ci disse:

—Domandatategli un po', if you please, che cos'è quella lettera che ha ricevuto giorni fa.

—Quella lettera?-esclamò Cornetta.—Non voglio mostrarla. Nessuno deve sapere ciò che contiene.

—Come?—disse il Duffy.—Io non voglio misteri. Ho in consegna quest'uomo, ne sono responsabile e devo vedere quella lettera appunto perchè la cela.

Invitato reiteratamente a porgerla, Cornetta rifiutò. Allora il Duffy, pezzo d'uomo grande e robusto, chiamò due suoi dipendenti, aprì la porta ed entrò nella cella.

—Volete dare quella lettera, sì o no?—chiese per l'ultima volta.

—No—fece Cornetta risolutamente.

Duffy afferrò il condannato e lo gettò sul letto. Gli altri due uomini lo presero per le gambe e lo tennero fermo. Cornetta si dibatteva urlando. Duffy lo frugò, trovò la lettera e ce la porse.