—Sentiamo, dunque, un po'—mi disse—l'idea che mi avete sempre taciuta.

—È di una semplicità infantile—risposi.—Io parto pieno d'ammirazione per questo paese il quale, malgrado certi difetti che abbiamo più volte notato insieme, è governato dalla costituzione più democratica che si conosca. Qui regna realmente l'eguaglianza fra i cittadini; non avete esercito, nè Corti, nè ordini cavallereschi; la prima cosa che curano i vostri liberi comuni è la pubblica istruzione; ogni cittadino è elettore; il presidente della Repubblica, sebbene siate tanto ricchi, non vi costa che duecento mila lire all'anno; siete senza burocrazia e l'amministrazione della giustizia procede con grande sollecitudine, senza abuso di carcere preventivo; avete risoluto il problema politico coll'esercizio del suffragio universale e dell'autonomia comunale, coll'esercizio cioè della sovranità popolare; ma non vi siete ancora preoccupati della questione economica.

—È segno che non ne fu sentito ancora il bisogno.

—Ciò è esatto fino a un certo punto. È verissimo che per la estensione immensa del territorio e per la sua ricchezza, per la mancanza dell'esercito, della marina da guerra e di tante altre spese che stremano i bilanci delle Nazioni d'Europa, negli Stati Uniti non si trova la miseria del vecchio continente e i salari sono qui più alti che altrove. Ma non è meno vero che anche voi avete nelle città dei quartieri pieni di gente povera, lacera, affamata, pigiata in cameraccie prive d'aria e di luce; non è meno vero che anche qui vi è dell'infanzia abbandonata e che molte giovani derelitte sono costrette a far mercato di sè stesse; non è meno vero finalmente che i lavoratori di tutte le classi, sebbene relativamente pagati meglio che in Europa, sono sfruttati dai capitalisti e dai monopolii.

—Questo è innegabile.

—Quel sentimento di giustizia e di fratellanza che commuove in questa fine di secolo tutto il mondo e che fa vendere tante migliaia di copie del libro del vostro Bellamy,[Nota: La vita sociale nel 2000, romanzo di E. BELLAMY, tradotto da G. OBEROSLER, sulla 330^a edizione originale americana, ampliata con un Post-scriptum e con l'aggiunta di un Dizionario economico-sociale. Editore Max Kantorowicz, Milano, 1892.—Prezzo L. 1.] non è ancora entrato nel cuore dei vostri legislatori. Neppure qui il diritto all'esistenza è stato riconosciuto. Accanto ai re delle ferrovie, del lardo, del petrolio, della Borsa, di tutte le speculazioni, stracarichi di ricchezze e di diamanti, trovate spesso anche nelle vostre città più fiorenti l'operaio disoccupato e digiuno, l'orfano scalzo, la famiglia senza tetto e senza pane. Come diceva Macaulay molti anni fa scrivendo ad un amico, finchè avrete negli Stati Uniti un'immensa estensione di terra fertile e non ancora occupata, i vostri lavoratori staranno infinitamente meglio di quelli del vecchio mondo. Ma tempo verrà in cui la Nuova Inghilterra sarà popolata come la vecchia. Presso di voi il salario diminuirà e subirà le stesse fluttuazioni come in Europa. Voi avrete la vostra Manchester e la vostra Birmingham dove gli operai, a centinaia di migliaia, avranno sicuramente i loro giorni di crisi. Allora si leverà per le vostre istituzioni il gran giorno della prova. La miseria rende dovunque il lavoratore malcontento e rivoltoso, preda naturale dell'agitatore, il quale gli espone quanto è ingiusta questa ripartizione in cui l'uno possiede dei milioni, mentre l'altro è incerto del pane. Da noi, negli anni di crisi, vi sono molti lagni ed anche qualche tumulto; ma poco importa, poichè la classe sofferente non è la classe governante. Il potere supremo è nelle mani di una classe numerosa, che è la più colta e la quale è e si stima profondamente interessata al mantenimento dell'ordine, alla guardia delle proprietà. Ne segue che i malcontenti sono repressi con fermezza e si passano i momenti critici senza spogliare il ricco per assistere il povero. Ma come ve la caverete voi quando al principio del secolo venturo avrete da affrontare prove consimili?

—Bisogna prevederle e prepararsi in tempo per trovare il modo di superarle felicemente.

—È il voto di tutti, ma l'ipotesi più verosimile è invece che quando arriveranno i momenti tristi, il vostro governo non sarà capace di contenere una maggioranza sofferente e irritata. Perchè qui il governo è nelle mani delle masse, e i ricchi, che sono in minoranza, si trovano in balìa di esse. Giorno verrà in cui la moltitudine, fra una metà di colazione e la dubbia prospettiva di una metà di desinare, nominerà i legislatori. E possibile concepire un dubbio sul genere di legislatori che saranno nominati? Da una parte avrete un uomo di Stato che predica la pazienza, il rispetto dei diritti acquisiti; dall'altra un demagogo che declama contro la tirannia dei capitalisti e degli usurai e domanda perchè gli uni bevono vino di Champagne e passeggiano in carrozza, mentre tanta gente onesta manca del necessario. Quale di questi candidati avrà la preferenza dell'operaio che ha sentito i suoi ragazzi chiedergli del pane? Oh! allora avverranno qui di quelle cose, dopo le quali la prosperità non può più rinascere. Allora, o qualche Cesare, o qualche Napoleone prenderà con una mano potente le redini del governo, oppure la vostra repubblica sarà nel xx secolo saccheggiata e devastata come lo fu l'impero romano dai barbari, con questa differenza: che i devastatori dell'impero romano, gli Unni e i Vandali, venivano di fuori, mentre i vostri barbari saranno i figli del vostro paese.

—Secondo tutte le probabilità—disse la signorina Mary, dopo un po' di riflessione—i barbari verranno fuori prima nei paesi più poveri, in Europa, se i governi del vecchio continente non si decidono a ritardarne l'avvento col disarmo, che vorrebbe dire rifiorimento di tutte le industrie, dell'agricoltura e del commercio, e che nella sola Italia significherebbe una economia di un milione e mezzo al giorno. Ora l'esempio di ciò che succederà in Europa servirà di ammaestramento agli Stati Uniti: almeno speriamolo.

Ed essendo sopravvenuto. Giorgio, si cambiò discorso.