Fu Venezia repubblica, comechè decrepita e oligarchica, che fece risuonar alto il nome italiano dalle acque di Candia ove vinse i turchi in due battaglie navali, e dalle mura della città ove sostenne un assedio lunghissimo ed eroico.
Finalmente suonò l'ora della resurrezione universale dei popoli. La rivoluzione francese del 1789 diede il segnale del riscatto. La testa di Luigi XVI rotolata ai piedi del patibolo dimostrò che il diritto divino e l'umano appartengono agli oppressi, dopo di cui la storia rovesciò il volume e cominciò a scrivere il cominciamento della fine.
D'allora mutarono i protagonisti del gran dramma della vita: prima erano i re, poi principiarono ad essere le nazioni: scoppiata la lotta definitiva fra queste e quelli, fu una vicenda di disfatte e di vittorie.
A questo punto Alberto Mario domandava:
—Quale è stata la condotta dei re nostri in Italia? Tutti in compagnia dell'Austria, loro naturale sostegno, studiarono di opporsi al torrente delle nuove idee. Il re di Piemonte cercò d'impedire il passo delle Alpi ai repubblicani francesi: vinto e minacciato anche dal popolo, fuggì in Sardegna; il papa fu fatto prigioniero e il re di Napoli riparò in Sicilia. Poco di poi piegate le sorti in loro favore si vendicano atrocemente da Napoli sino a Torino, e migliaia di patriotti periscono per mano del carnefice, e fra essi gli uomini più eminenti d'Italia, o agonizzano nelle segrete, o errano sulla via dolorosa dell'esilio. Nel 1820 e 21, ridestatosi nel popolo il sentimento dell'indipendenza nazionale, egli ne commette l'incarico ai principi che simularono di partecipare, ed è tradito tanto a Napoli come altrove da re i quali passarono in Ispagna sotto le armi francesi a combattere quella medesima costituzione che avevano giurata dinanzi a Dio ed agli uomini. E quivi comincia la tragedia dello Spielberg.
Continuava ricordando che nel 1831 questo popolo insorge di nuovo e crede nel duca di Modena. Il duca svela il disegno all'Austria, fugge in Mantova, trascina seco Ciro Menotti, depositario di tutto il segreto e capo della cospirazione, ritorna e lo impicca.
Nel 1833 nuova illusione, un re italiano offre all'Austria, in espiazione dell'antica macchia di carbonaro non abbastanza lavata al Trocadero, un'ecatombe di patrioti, e onde cattivarsela con nuovi segni di sincera amicizia dà la mano di suo figlio a un'arciduchessa.
Nel 1848 il popolo sorge con tale unanimità di sforzi, con propositi così risoluti e con auspici tanto favorevoli che parve anche agli stessi nemici il tempo segnato dal dito di Dio per la libertà d'Italia, anzi per la libertà europea.
Un'altra volta il popolo italiano, immemore delle terribili lezioni avute, generoso sempre sino ad essere incauto, ne affida il còmpito sublime a due dei suoi re ancora tiepidi del sangue dei fratelli Bandiera, di Vochieri e di Effisio Tola: al granduca di Toscana austriaco e al papa che non ha patria. Che ne consegue? Il papa, alla vigilia della vittoria finale, disapprova la guerra con una lettera-enciclica, e santamente intenerito, stringe in un amplesso paterno i croati suoi figliuoli in Cristo; il granduca cospira occultamente con l'imperatore, e intanto spreme sugo di papaveri sulla Toscana commossa, e più tardi fugge; il re Bomba pensa a massacrare la Sicilia, richiama le truppe dal teatro della guerra nazionale, insanguina Napoli co' suoi svizzeri, e spergiuro e scellerato riconfermasi re assoluto.
L'altro re stassi spettatore indifferente alla lotta ciclopica dei milanesi, e arresta al Ticino la gioventù ligure-piemontese che correva a dividere con Milano i cimenti e la gloria. Cacciati gli austriaci dal popolo, il re costretto dalla minacciosa attitudine dei propri sudditi, passa il Ticino cinque giorni dopo la vittoria lombarda, collo scopo reale dichiarato alle potenze europee di soffocare lo sviluppo della rivoluzione e con quello apparente dichiarato agli italiani di aiutarli fraternamente all'espulsione degli austriaci oltralpe.