Intanto lascia libera la ritirata agli Austriaci che poteva tagliare per la via di Piacenza e di Cremona, si accampa fra l'Adige e il Mincio; in vari scontri col nemico, vince ma non profitta mai della vittoria, e così spegne l'entusiasmo e scema il valore mirabile delle sue truppe, rifiuta il sussidio dei volontari, ammorza l'ardore del popolo, ordina alla sua flotta di non attaccare l'austriaca, lascia aperta la porta del Tirolo, non si cura punto del Veneto, offre agio al nemico di rimpolparsi con nuovi rinforzi, viola i patti preliminari di decidere le sorti interne a guerra vinta, volendo che i Lombardo-Veneti si fondano nel suo regno.
Ottenuta la fusione il 29 maggio, lascia massacrare nel giorno medesimo quasi sotto ai propri occhi in Curtatone e Montanara 5000 fra Toscani e Napoletani che combatterono un giorno intiero contro 16.000 Austriaci. Attaccato egli pure il giorno appresso in Goito, comechè i Piemontesi fossero inferiori di numero sul campo di battaglia, rovescia e sbaraglia Radetzki, che disfatto si ritira in Verona.
E qui il sovrano invece di profittarne inseguendo il nemico, si arresta in Goito e dà un crollo mortale alla fede e alla disciplina dell'esercito, e fa dire al Parlamento in Torino, per bocca di Franzini, ministro della guerra, che non venne perseguitato il nemico, perchè pioveva, quasi che per gli Austriaci il cielo fosse stato sereno. Nella giornata di Goito ebbe anche Peschiera resasi per fame.
Intanto Radetzki passa nel Veneto, si unisce a Welden e con tutte le sue forze, 44.000 uomini, dieci giorni dopo assalta Vicenza che gli resiste per diciotto ore.
L'occasione era suprema. Si sarebbe potuto decidere le sorti d'Italia valicando l'Adige sgombero, e piombando alle spalle del nemico con quindici o ventimila uomini.
Nulla, nulla di tutto ciò.
Radetzki ritorna trionfante a Verona, e il re raccolto il nerbo della sua armata nelle paludi di Mantova per bloccarla e disteso il resto sino a Rivoli, l'assottiglia con le febbri e le scema la virtù con l'inazione.
Ma che voleva egli adunque? Aspettava la fusione di Venezia.
Avuta Venezia il 4 luglio, la offre all'Austria il 7 come prezzo della sovranità di Lombardia. Così rimanevano ancora deluse le speranze dei patrioti italiani.
Intanto Radetzki ricevuti i debiti rinforzi gettasi unito sui Piemontesi e li rompe. Il re, fallitogli il disegno di aver la Lombardia, pensa unicamente a mettere in sicuro la Corona consegnando al maresciallo Milano che era il cuore della rivoluzione: così ammansato il nemico, salvasi dalla temuta invasione oltre il Ticino. Ritornato nel proprio regno, si lusinga nel sollecito ritorno dello statu quo.