Ma 20.000 milanesi, e più di 50.000 delle provincie Lombarde esulati ne'suoi domini, fomentano l'ardore del popolo piemontese di vendicare la umiliazione dell'armistizio di Salasco e di ispazzare l'alta Italia dall'ultimo soldato straniero. E tanto crebbe questo fermento che il re forzato nuovamente alle armi, sguainò la spada unicamente per vedere di stipulare coll'Austria una pace onorevole.
Senonchè i reazionari, ossia i bigotti della monarchia, vedendo, in una vittoria qualsiasi dell'esercito piemontese, risuscitata più gagliarda che mai la rivoluzione in tutta la penisola, e quindi riconoscendo impossibile di venire a patti col nemico quando al re fosse piaciuto, perchè la volontà della nazione risollevata e in armi sarebbe stata più forte della volontà del re e avrebbe travolto il regno nella gran tempesta che sarebbe scoppiata, si accinsero a sfabbricare la disciplina dell'esercito con tutti i mezzi e riuscirono a far nominare un generale straniero, Ciarnowski, esecutore delle sue mene segrete.
Furono adunque disposte le cose in maniera che parte dell'esercito fosse messo fuori di combattimento, parte fuggisse e si disperdesse; ed è quanto avvenne ad eccezione di alcuni reggimenti.
Così Carlo Alberto fu vittima dei suoi cortigiani e dovette abdicare: e la Monarchia Sarda tuttavia pagava nel 1858 una pensione come generale al Ciarnowski.
Siffattamente in tre giorni finiva la seconda campagna regia, e Vittorio Emanuele re successore firmava un trattato coll'Austria nel quale la riconosceva legittima padrona del Lombardo-Veneto, le prometteva pace e buona amicizia, le pagava 75 milioni di franchi per buona mano, accettava che i croati facessero la sentinella nella fortezza di Alessandria, e fra lui e l'imperatore eravi un ricambio di croci e di decorazioni.
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Dopo questa fiera requisitoria contro le monarchie, Alberto Mario chiedeva:
—Ora vi pare che i duchi, i granduchi, i re e i papi sieno elementi nazionali che il popolo italiano deve tesaurizzare e coi quali deve unirsi nuovamente per iscuotersi di dosso gli austriaci e diventare una nazione signora e sovrana dei propri destini? No per fermo.
E affermava quindi che l'unione, di cui aveva tenuto antecedentemente parola, doveva consistere in un'associazione di pensiero e di azione del popolo italiano, la quale avesse per oggetto di abbattere i duchi, i granduchi, i re e il papa come nemici naturali dell'indipendenza italiana, e di scacciare lo straniero coi mezzi e colle forze che allora erano nelle mani di quei granduchi, di quei re e di quel papa.
—Ma qualcuno—seguitava—mi farà l'obbiezione seguente: non più patti col papa, col re di Napoli e coi duchi, e la ragione è evidente; ma la Monarchia Sarda vuolsi eccettuata, perchè ci pare rinsavita: da dieci anni, in mezzo al turbine della reazione europea, conserva uno statuto liberale, tiene in piedi un'armata valorosa, dà asilo agli esuli politici delle altre parti d'Italia, e mostra buona intenzione per la guerra nazionale.