CALONIDE. Orsú! Va' via, ché non pensasse mal: ché sai com'oggi si vive al mondo.
GIRIFALCO. Io son mezzo aggirato. Mi parve pur veder lá non so chi; ed or si fugge; e sento in qua romore. Qualche quistione è nata. Meglio è ch'io ritorni in dietro, che non ritrovassi quel che non vo cercando.
SCENA V
Pilastrino porta a Orgilla da cena abbondantissimamente e commette che ordini per la sera; e, volendo ella saper la cagion di ciò, si parte. Ed ella chiama Eparo lavoratore ivi a caso per farsi aiutare: il che dimostra l'avarizia di Girifalco che non teneva famigli.
PILASTRINO, ORGILLA, EPARO villano.
PILASTRINO. Orgilla! o Orgilla!
ORGILLA. E che vuoi, Pilastrin?
PILASTRINO. To' questa robba.
Non morrem giá di fame.
ORGILLA. Oh! Oh! Puon mente. Ve' quanta robba! Oimè! Mi faccio il segno. Che vòl dir questo? È forse dodici anni che sono in questa casa e sí ti giuro che non ne ho visto mai per la metá. Dimmi, di grazia.
PILASTRINO. Non è tempo, adesso.
Fa' d'aver cura a questo, che stasera
ogni cosa sia cotto.