TIMARO. Che? la verginitá?
Se tu non perdi quelle che hai venduto…
che son piú d'un million.
ARTEMONA. Dissi l'onore.
TIMARO. Oh! l'onor c'hai struziato a mille amanti e mille donne. Credo ch'omai d'altro puoi perder poco.
ARTEMONA. Tu non l'hai chiamato.
Di' che son io, ché mi spedirá, forse.
TIMARO. Eccol che viene. Arruffati, barbuta.
ARTEMONA. Dio ti facci contento.
CRISAULO. E te meschina, donna maestra di non dir mai vero e vender ciancie.
ARTEMONA. E perché dici questo?
Ancor io non ti intendo.
CRISAULO. Son ben tante
quelle che tu ci fai che con fatica
te ne puoi ricordar; senza mille altre.
Ove m'hai fatto ultimamente andare,
che aspettai tanto e non vi fu persona?
Che vuoi ch'io pensi?
ARTEMONA. Oh! Di cotesto sai che non tel dissi certo; ma pensava, secondo che m'avea detto la fante, che la vi andasse. Non ci ho colpa alcuna. Dio sa'l cuor mio. Oh se tu fossi, figlio, quel ch'io ti prego ognor!