CRISAULO. Fa' di tenermi a mente.
Va'. La accompagna tu per fine a casa,
Timaro.

TIMARO. Ben, signor. Son de le nostre, se séguiti cosí. Vecchia scanfarda, sará ben forza ch'io ti cavi gli occhi, se non sei onesta piú nel dimandare per l'avenir. Ti farò lavorare, se vòi viver crestosa. Oh! Parti bella? Sgomborarmi la casa con le some! Fa' conto di venir piú regolata; ché, per Dio vero…

SCENA II

Lúcia si lamenta di Filocrate e manda la fante a cercarlo.

LÚCIA, FRONESIA.

LÚCIA. Aimè, caro Filocrate! Son pur passati giá tre giorni interi e non ti veggio. Ove son le promesse che cosí caldamente, tante volte, a mia madre ed a me festi di tôrmi e sempre amarmi? Di quante lusinghe, quante false parole e quanti inganni son sempre pieni, omini senza fede! Quante son quelle che nel fin rimangono da voi ingannate! Ahi quante crude morti! quante passion portiam per creder troppo! Non posso desiar di te vendetta; né, potendo, vorria: perché piú quella sopra di me verria che a te medesmo, quando la ti venisse. Sol ti prego che vogli aver di sí dogliosa vita qualche pietade.

FRONESIA. Io te l'ho detto sempre che non bisogna fare in lor disegno mai di fermezza; ché son fatti appunto come le foglie e, con modi e parole e, come dicon, con lor servitú, trattengon tutte. E, s'avesser con mille commoditá, tutte gli son padrone; tutte li fan morir. Poi, vedi, al fine, i portamenti lor mostran l'amore e il lor poco cervello.

LÚCIA. Orsú, Fronesia! Voglio che vadi a dimandar di lui in qualche luogo e che non torni a casa se non me ne dái nuova interamente. E pregal quanto puoi da parte mia ch'io li vorrei parlar.

FRONESIA. Mi metto in via. E lascia fare a me, ché non è un'ora ch'io l'ho parlato. Ma tu, se madonna gridasse, sappi trovar qualche iscusa. Ed io son qui in un punto.

LÚCIA. Va', sorella: e sappi far.