Artemona, trovato Crisaulo, li narra quello che è seguito de la sua imbasciata e lo lascia mentre egli si lamenta d'Amore: in che poi forte crescendo, preso da uno accidente di cuore, si vien meno; e, per una orazione di Fileno suo servo fedele, ritorna.

ARTEMONA, CRISAULO, FILENO.

ARTEMONA. Io non pensava piú di trovarti.

CRISAULO. Eccomi qui. Che nuove?

ARTEMONA. Cattive e dolorose.

CRISAULO. Aimè! Son morto.
Contami il tutto.

ARTEMONA. Eh! Non cosí cattive che nochin con effetto, ché vedrai che te la vo' domar; ma, per adesso, si mostra aspretta.

CRISAULO. Sará tanto, al fine, ch'io ne morrò. Dimmi come è passata, di punto in punto.

ARTEMONA. Oggi vi sono stata: e la fante mi la ha fatto parlare, sotto quelle camicie; ed io da lunge mi mossi per ordir la buona tela. Ma costei se n'accorse nel principio: onde mi colse ben, ché è gran ventura ch'io ne sia ritornata senza offesa. Ma ancor, per questo, non aver pensieri; ché, anco che crepi, le vo' trar del capo la bizzarria.

CRISAULO. Ben l'avev'io pensato: ché la cognosco per la piú crudele, la piú ingrata e scortese che nascesse mai sotto il cielo. Ahi lasso sfortunato! Questo è 'l buon guidardon di tanta fede? Deh non foss'io mai nato!