ARTEMONA. Taci, dico.
Ascolta.

CRISAULO. Sí, s'io posso: ch'io mi sento mancar l'anima dentro. Ma che fia? Dopo tanta miseria, al fine, un giorno verrá pur lieto e, dopo tante morti, una che mi trarrá di questi affanni. Questo s'acquista.

ARTEMONA. E va'; riserba altrove tanta disperazion: ché, se sapessi il lor cervello come è dentro fatto, com'io so giá per mille, non potresti se non sperar. Ti giuro, sopra questa anima peccatrice, ch'io la tengo piú sicura che s'io l'avessi in casa. Ché, a dire il vero, non è cosa al mondo sí varia e ad ogni vento tanto mobile quanto è la mente lor. Nulla è si stabile in lor che non si muti poi col tempo e con ingegno ed arte.

CRISAULO. Io ben lo provo. Orsú! Vo' che mi dica che ti pare che abbiamo a fare; e cosí governarmi, se per me si potrá.

ARTEMONA. Non ho tempo ora, ché ti direi una mia fantasia sopra di questo; ma ci voglio meglio pensar. Lascia, ch'io vengo infra duo giorni con qualche aiuto. Fa' che, in questo mezzo, tu non ti pigli affanno.

CRISAULO. Iddio volesse che lo potessi far!

ARTEMONA. Fa' di sforzarti.

CRISAULO. Deh! Perché non poss'io tante parole formar col pianto o, co' sospiri ardenti, dar tanto di valore a questi venti che al cielo ancor de l'acerbe mie pene giunga pietade? Ché giá qui mi pare ch'ogni cosa mortal meco s'attristi, meco pianga e sospiri e mostri in vista di compassion sembiante; se non quella che sol desia vedere in mezzo agli anni quest'alma spenta. E giá condotta è a tale che poco manca che sí dura vita non abbandoni e si ritorni ignuda al suo Fattor.

FILENO. Caro padrone, affrena questi tuoi pianti. Tu vuoi pur far lieti i tuoi nimici e noi sempre tenere, miseri, in duolo. Se non vuoi aver cura a te medesmo, abbi almanco rispetto a noi; che piú t'amiamo e piú nel cuore abbiam le tuoi passion, gli affanni e pene che piú ci affliggon che le nostre istesse. Prendi questo leuto; e, per uscire di tanto duolo, fa' che suoni e canti qualche canzone allegra.

CRISAULO. Altro non posso cantar se non di quel che dentro il cuore mi muoverá.