PILASTRINO. È fatto il becco a l'oca. Oh! co! co! co!
Son pure allegro.

CRISAULO. Tu puoi sí crepare,
ch'io non ti intendo.

PILASTRINO. Quello innamorato, quel nostro amico, mentre che aspettava che gli fosse portato la sua dea, la sera, a letto, per negromanzia, i diavol l'han portato. Ed io l'ho fatto, al forzier de' danari… Oh! co! co! co!…

CRISAULO. Oh! Dillo, un tratto.

PILASTRINO. … la barba di stoppa.
Fatti in qua. Che son questi? M'è ingrossato
la maestra e' testicoli.

CRISAULO. Ed è vero?
Come non è crepato di passione,
il poverino?

PILASTRINO. Se è morto, suo danno!
Io so ben che sta mal, se non ha tratto
le loffe al vento.

CRISAULO. L'ho pensato sempre, in questa intrinsichezza, che a la fine li mostreresti quel ch'è l'impacciarsi con Pilastrini. Io so che, questa volta, tu l'hai saputa far senza mollette. Ma, a dire il ver, la ladroncellaria è troppa grande.

PILASTRINO. Sí! L'hai bello e detto! Chi non gli avesse fatto un tale scherzo, non avria mai imparato in questo mondo come si vive, quell'uomo di legno. Ed or, chi sa? potrebbe ravedersi; ch'era cosí in amore omai perduto che facilmente, un tratto, da se stesso si sarebbe appiccato. Or io l'ho tratto di tutti questi affanni; perché penso che questo sará stato medicina a farli uscir l'amor da le calcagna. Cosí non sentirá l'amare pene che lo facevan talor dare al diavolo. E non saria gran cosa che morisse da buon cristiano, un giorno, a lo spedale; onde sarebbe stato co' danari sempre un giudeo. Poi, par che tu non sappi quel che dice 'l diverbio che «de rebus que male diviserunt non gaudebis tertius heredes».

CRISAULO. Va'; sta' pur discosto: meco non partirai.