FILOCRATE. Fatevi qui da canto, appresso al muro, ché non diam sospetto a chi passa; e guardate bene intorno, se vedeste qualcosa; e fate solo quel ch'io farei per voi.
COMPAGNI. Sí; va' pur via. Non ho paura ch'abbiamo istasera a insanguinar le spade. Anzi, son certo che potrem far l'amore a la sicura, qui, con questi pilastri.
FRONESIA. Hai gente teco?
FILOCRATE. Sí ben.
FRONESIA. Fatevi tutti insieme in qua.
FILOCRATE. Visch! Si vuol pure far desiderare.
Or siam qui tutti.
FRONESIA. Sta', ché vien. Son qui.
LÚCIA. Filocrate, odi. Tu hai fatto bene a venir qui stasera; ché, in presenza di questi tuoi, voglio che interamente sappia l'animo mio: perché, forse con danno tuo, non cresca in quello errore ove sí bruttamente or sei perduto. Mi sono accorta del tuo scelerato e disonesto amore; e, se non fosse che a me starebbe mal che, per mio conto, venissero omicidii, non sarei tanto indugiata che di tale ardire fossi punito sí come tu merti: ché poco mi costava. Or questo è 'l tutto. Ti priego forte (e cosí ancor da parte di mia madre perché cognosce anch'ella l'animo tuo villano) che tu lasci e ti rimanga di passar di qua ed al tutto ti levi de la mente di avermi piú per donna o per amica. E quando, seguitando la tua via, non faccia conto de le mie parole, se ben sei un furfante, un sciagurato, farem che tu cognosca l'error tuo in qualche modo. E la cagion di questo, essendo un ladroncello come sei, meglio di me lo debbi saper tu, con questi tuoi; ché volevate insieme menarmi via.
FILOCRATE. Che dici, Lúcia cara? Odi. Hoti fatto forse dispiacere a venir qua? Non voglia usar tant'ira con me tuo servo.
LÚCIA. Abbrevia queste ciance.
Toglimiti dinanzi.