FILOCRATE. Ah scelerata! fonte di tradimenti! intero albergo d'iniquitá! femina ingrata e rea! insolente ubbriaca! Questo è quello che mi volevi dire, in ricompenso de le buone promesse che fino ora m'hai sempre dato? Ah sfacciata! che mai ad alcun tenderai sí fatte reti. Questo è 'l buon merto (ah scelerata Circe!) del mio servir? Lasciami, te ne priego, far sí giusta vendetta e che tal peste togli a davanti a chi, non cognoscendo com'io fosse per essere ingannato… Lascia! lascia! ché questo non è 'l primo. Non ti varranno…

COMPAGNI. Resta! resta! sta'!
Tienlo. Non odi? Toglili quell'arme.
E che volevi far? Poco cervello!
Pórti con una…

FILOCRATE. Lascia, oimei! ché vo' sfondar quell'uscio e le fenestre. Stelle crudeli, e che vo' far di questa mia vita? State un poco. Aimei! Son morto. Non mi menate via.

COMPAGNI. Vien: non gridare. Piglial di lá. Sú! Ben. Con manco strepito che si può. Zitto!

FILOCRATE. Taci, taci, taci! Leva, leva! Ognun corra ai malandrini. M'avete assassinato. Ah traditori! E dove mi portate? Lascia qui. Non è la tua. Non mi legate stretto, ché non voglio fuggire. A le prigioni, ah? Morrò pur dunque, un tratto, e farò sazi quegli avoltori ch'entro il petto ogni ora pasco col core: anzi, una donna; io mento: una fera crudele. A quanto strazio m'hai riserbato, Amore? Anzi, son morto. Dico che no. Ah! Cecco di Bertella, aiutami, che sia scannato a brenti! E tu, Giannosso, che sia scorticato! Chi l'avria mai creduto? A questo modo mi lascian stracinare a la famiglia. Deh! Lasciami spogliar; to' questi panni; non li vo' piú. Son diventato un altro. Voglio volar. Lasciami questo braccio, ché mi vo' gittar giú da quella torre. Odi, fratello. Deh! Va' di' a mia madre che or ora sono stato assassinato e che, s'io campo…

COMPAGNI. Sí, camperai bene.
Non ti pigliar pensieri. Entriamo in casa.
Poi che è cosí, facciam che si confessi
anzi che venga a peggio.

SCENA II

Avendo sentito Pilastrino romore ne la strada, che erano i compagni di Filocrate che lo portavano a forza a casa, esce in camiscia fuori e fugge: dubbitando che non sia Listagiro preso da la giustizia.

PILASTRINO.

Cacasangue! So che ho aúto una vecchia paura! Parti che l'abbian preso? Addio, Listagiro. Sempre con gli scredenti si guadagna. Ha racconto la burla a mille frasche che l'avran poi tradito. Io vo' fuggire. L'ho detto sempre ch'è stato uno scherzo che merita la forca; e che nol dica. Non ci vo' piú pensare. Oh poverino! ch'era sí destro! Io so che son saltato del letto senza mettermi il farsetto. S'io aspettava, mi ci avrebben còlto. Ma non sentii sí presto quel romore ch'io me l'addovinai. Or che son fuora non dubbito di nulla. Voglio andare a casa di Crisaulo e, come è giorno, intenderem la cosa. Ma son certo che ha bello e tratto: ché 'l governatore, pria mancherá la giustizia a se stessa, ch'egli li manchi. Ma che indugio qui? Non è tempo da starsi.