CRISAULO. Queste son parole. Piú robba o manco, non ne faccio stima; ché le ricchezze e i ben de la fortuna, per se istessi, non dan nobiltá. Cerco una donna che sia ricca e nobile di costumi e virtú; di che son certo quant'ella è ben dotata. Ma vo' prima che mi conceda (pure in tua presenza) ch'or io le dica qui sol duo parole; perché voglio saper ben la sua mente prima ch'altro si faccia.

CALONIDE. È bene onesto.

CRISAULO. Potrai star tu da canto; ed io da lei vo' quest'ultimo sí: poi, fra duo giorni, farem le nozze.

CALONIDE. Ti vo' contentare.
Ma promettimi, prima, non dire altro
che cosa onesta.

CRISAULO. Hai in me sí poca fede?

CALONIDE. Orsú! Entra in casa.

SCENA VII

Timaro va a dimandar Pilastrino a casa sua per farlo venir da Crisaulo; e lo truova dormendo ed, a la fine, lo mena. E Crisaulo li ordina che debbi render la robba sua a Girifalco: il che egli, per non poter fare altro, dopo alcune contese, pur si dispuone a fare.

TIMARO, PILASTRINO, CRISAULO, FILENO.

TIMARO. Olá! Non c'è nessuno?
So ch'io gli sveglierò o che la porta
anderá in terra.