GIRIFALCO. Una libbra di buon porco.

PILASTRINO. A incominciare. E poi infra pasto?

GIRIFALCO. Quello non basterá? Tu se' pure, oggi, strano! Non t'empierebbe….

PILASTRINO. E sí! Dici da vero? Tu vuoi tener me a cena con un'oncia di carne e con guazzetti? Tu mi vuoi far ridere, oggi. Or veggio ben che Amore qualche volta ti trae del seminato. E poi sei vecchio. Dammi a me i danari, ché comprerò da cena onestamente. E non esser sí scarso.

GIRIFALCO. Ecco i danari.
Piglia quel che bisogna. O Pilastrino,
ferma un poco. Che fai? Non c'è moneta?
Questi quatrini… Sta'.

PILASTRINO. Non dubbitare:
ti porterò l'avanzo. Io voglio andare
a cercar di colui.

GIRIFALCO. Non v'è a bastanza?
Odi un poco.

PILASTRINO. Sí ben; ma lassa. Io vado caminando a le porte, or ch'è passato il mercato, se trovassi qualcosa e spender poco. Non uscir di casa. Torno con lui stasera.

GIRIFALCO. Ecco, or costui mi vuol brugiar di qualche bolognino con queste parolette: ché son fatti come 'l tizzone. Ma son bene allegro, se mena il negromante. Entrerò in casa: ché mi par di sentire un ventarello non molto sano.

SCENA II