FILENO. Io, non sol mi stupisco, ma, dentro, d'allegrezza mi confondo. Bene è venuta a tempo: ché comprata l'hai con tanti disagi e tanti pianti e tante amare notti e tanti giorni che appena mi risolvo se ciò basti a compensar tante fatiche e danni. Hai ben da ringraziar tutti li iddii di tanto dono; ch'io cognosco certo, se questo non riusciva, la sposavi. Oh che bel fregio a sí onorata casa! Che direbbe ciascuno?

CRISAULO. È vero e certo ch'io la sposava o che sarebbe in breve seguíto la mia morte; ché non basta il nostro ingegno a schifar le fortune e i casi avversi che sono imminenti. Che possiam contra 'l ciel?

FILENO. Bisogna, adunque, uscir d'errore ed a l'antico male porger rimedio, poi che v'è gagliardo. Fuggiam, per qualche dí, l'occasione, che fa peccar talor l'anime elette, ed andianne a diporto; ove vedrai ogni virtute ed ogni sentimento surgere in te come da morte a vita. Lasciati governare.

CRISAULO. Io sono stato, un tempo, appunto com'un uom che è morto e non esce di pena; e in stato tale mi son trovato che ho portato invidia a chi morio giá un tempo o mai non nacque. E fui giá tal che or sol la rimembranza mi toglie parte del piacer presente. Or che posso gioir, lasciami alquanto restare ove è 'l mio core e la mia vita, se tu non vuoi ch'io mora.

FILENO. Addio, Crisaulo. Dissi ben io che ci saria che fare che tu voglia ora uscir de la calcina, ch'altrui non par sentir mai che l'offenda per fin che non l'ha roso in fine a l'osso. A te verrá come al villanel suole, che, per cogliere il mele ai nidi d'api, si ferma sí che, prima che si parta, guasto n'ha malamente gli occhi e 'l volto. Voglio che ti governi in ogni modo come t'ho detto, ché quel poco amaro in questo ha seco utilitá infinita. Andianne, com'è giorno.

CRISAULO. Sia a tuo modo. Cosí farem, ché anch'io cognosco certo che fia 'l mio meglio. Ma non potrò starvi: ché ci morrò in duo dí.

FILENO. Sí! T'è piú sano che non è 'l cavar sangue agli impestati. Ed è ben peste quella che ti ha preso! Né certo ti devrebbe esser sí grave: perché non si terria impiastro perfetto, se non cuocesse al mal; né medicina fu dolce al gusto mai che fosse sana.

SCENA VI

Artemona si mostra con la collana al collo che ebbe da Crisaulo. E, dicendo alcune cose che sono introdotte come certa conclusione sopra de l'oro, è da Pilastrino trovata. Il quale le fa uno assalto per tôrgliela con violenza; ma non li riesce, ché è interrotto da la gente che al gridare di lei correva.

ARTEMONA sola, PILASTRINO.