Più di rado assai, chè Mattia evitava con molto tatto quegli argomenti, evocavano qualche ricordo del passato. Allora la signora Chiara si faceva triste, il professore si metteva a tormentare con le dita la sua fluente barba un po' brizzolata, e finivano tutti e due per cercare cogli occhi inumiditi in alto sulla parete un'immagine seria e severa, che parea li guardasse affettuosamente giù dalla cornice di legno dorato.
Quel giorno però i pensieri melanconici sembravano messi in bando. Il professore era anche più loquace e ridanciano che non fosse suo costume. Come avviene a tutti coloro che dedican la loro vita alle minute ricerche storiche e provano un'immensa soddisfazione ne' momenti in cui riescono a sciogliere taluno di que' dubbi sottili, intorno a' quali si tormentano senza requie il cervello, quel giorno il professore Mattia sentivasi esultante. Era finalmente pervenuto a mettere in chiaro alcuni punti controversi in un lungo suo studio sulle antiche zecche di Aquileia e di Gorizia. L'opera che gli era costata cinque anni di lavoro poteva così dirsi compita. E questo, per il professore Sant'Angelo, era il raggiungimento della più cara fra le sue aspirazioni.
--Ah! mamma mia, come sto bene quest'oggi! È da un gran pezzo che non feci tanto onore a' tuoi buoni piattini, cara la mia vecchietta.
E con grande soddisfazione della signora Chiara e anche della Vige, che gli voleva un bene dell'anima, si pigliava sul piatto un'altra bella fetta di pasticcio.
Fu verso la fine del pranzo, mentre la Vige poneva in tavola un corbellino di magnifiche prugne e d'uva mora, che il professore Sant'Angelo e la signora Chiara ebbero una grande sorpresa.
Improvvisamente sui ciottoli dei cortile si udì il rotolìo di una carrozza che entrava, salutata dall'abbaiare insistente del cane di guardia.
--Oh! chi c'è mai a quest'ora?
La Vige si fece alla finestra, socchiuse le imposte verdi che in causa del sole eran unite a libro, e, data un'occhiatina al di fuori, proruppe in un'esclamazione di meraviglia:
--Guarda, guarda! Prè Letterio....
Il professore, come udendo il nome di un amico desiderato e diletto, balzò in piedi: