--No!--disse poi con un accento fievole, onde chiaro traspariva come quel diniego mal rispondesse alla veracità del sentimento.

Egli non rimase ingannato.

--Non dite il vero adesso, Loreta, non dite il vero! Ma via.... a che possono valere queste inutili per quanto generose menzogne? Credete ch'io possa restare ingannato dalla fallacia di una parola, che il vostro labbro è riluttante a pronunciare? Credete che io non abbia letto ieri sulla vostra fronte quello che voi avete provato quando io ricordai le due quartine del povero Nievo? Credete che io non sappia ora ciò che voi in questo momento provate, quello che non volete dirmi, quello che la vostra anima vi imporrebbe di dirmi?

Egli si avvicinò ancora, ansimando, facendo l'atto di afferrarle una mano.

Ma Loreta si ritrasse subito, con energia.

--No, no, non temete!--diss'egli rattenendosi immediatamente.--E perdonatemi se mi vedete così. Ma se voi poteste sapere quale tempesta s'è destata in me dal momento che vi ho ritrovata; e se sapeste quanto ho sofferto!

--Voi.... voi!--ella esclamò con un subitaneo slancio.

E colle labbra frementi, colle mani strette febbrilmente l'una all'altra, gli volse uno sguardo ardente, come se alle parole di lui avesse sentito rinnovarsi tutta l'asprezza dei dolori, che lei pure aveva sostenuti, in una solitudine ignorata, e de' quali, in quel momento ella sentiva come un geloso orgoglio.

--Io vi comprendo, Loreta. Conoscendo la nobiltà vostra, ho potuto immaginare come dovete aver sofferto anche voi. E il pensiero di queste sofferenze sopportate da voi, per causa mia, è stato sempre, ve lo giuro, il dolore della mia vita. È stato per voi un giorno ben funesto quello in cui la sorte vi ha portato nella nostra casa e furono ben grandi i mali che noi vi abbiamo fatti! Mia madre....

Ella subito l'interruppe.