--No, conte, non incolpate alcuno. Per quanto grandi sieno stati i miei dolori, nell'anima mia non esiste alcun rancore.

--Voi avete saputo perdonare, Loreta?... Perdonare.... a tutti?...

--Perdonare! Non è questa la parola che voi dovete dire. Delle mie sventure altra causa io non riconobbi mai che l'avversità del mio destino. E se qualchevolta, ne' momenti più tristi, a malgrado di me, mi sono sentita spinta a qualche pensiero d'odio, mi è bastato per farlo svanire ch'io ripensassi a qualche dolce ora che pure trascorsi nella vostra casa: mi è bastato di pronunciare il nome di quella santa fanciulla, che ha avuto per me tanto affetto....

--La mia povera Bianca!--egli esclamò molto commosso.--La mia povera cara sorella!

E dopo una breve pausa:

--Ve ne rammentate?--domandò.

--E come altrimenti!... Mi basta chiudere gli occhi per rivedere dinanzi a me la sua soave figura indimenticabile....

--Povera Bianca! Ella non aveva saputo.... ella non aveva compreso!... Nella sua ingenua inconsapevolezza di tutto, non aveva potuto indovinare la fiera battaglia di passione che si era combattuta tacitamente a lei dappresso.... E vi conservò la sua affezione sempre: sempre: fino all'ultimo. Negli estremi giorni ancora, quando la vita le fuggiva ed ancora l'illusione rinasceva in lei, facendo a noi tutti più aspro lo strazio della catastrofe che ci soprastava, il nome vostro ricorreva sulle sue labbra.... come quello dell'amica più buona....

--Il mio nome! Ma poteva quella povera giovinetta pronunciarlo ancora con affetto? poteva pronunciarlo senza pensare che di quell'affetto io forse m'ero resa indegna? Vedete, Alvise: dall'ora terribile in cui io sono uscita dalla vostra casa, è stato il mio cruccio più acerbo di pensare che lasciavo, nel core pietoso e candido di quella fanciulla, così foscamente ottenebrata la mia memoria. Ella seppe?

--Nulla.... affatto.