--Vostra madre....
--Tacque.
--E voi?
--Io.... potete chiederlo, Loreta? Voi non potevate morir nel mio cuore. Qualunque cosa fosse avvenuta, per quanto gravi fossero state le ragioni che gittavano fra me e voi una barriera apparentemente insormontabile, non potevo strapparmi dall'anima nè il vostro nome nè l'immagine vostra. E quante volte, quando voi eravate già lontana, quando avevo visti cadere infruttuosi tutti i miei sforzi per ritrovare le vostre tracce, io, assistendo nelle lunghe notti insonni il mio povero angelo che si spegneva, ho parlato con lei di voi lungamente, rievocando il vostro ricordo, mendicando delle pietose menzogne per tranquillarla sulla incertezza del vostro destino.... La povera Bianca ricordava di voi tanto: tante minute cose: certe letture fatte insieme: una gita in primavera, vi rammentate?, alla nostra villa di Arsizzo, a' piedi di Montebaldo: i versi che il Nievo aveva scritto nel suo albo, che vi piacevano tanto e che recitavate insieme.... i versi, Loreta, che io citai l'altro giorno, e che dopo tanta simulazione di freddezza v'hanno costretta a tradirvi, a tradire il vostro pensiero, a mostrarmi che mi avevate compreso!
Loreta l'ascoltava come rapita, cogli occhi sfavillanti, vedendo, sotto l'influsso delle sue parole, rivivere dinanzi a lei tante immagini che il tempo aveva affievolito tra le sue gelide nebbie.
--Basta, Alvise, basta. Cessate di parlarmi così: mi fate troppo male!
--No, che non basta, Loreta. Era scritto che questi ricordi dovessero rinascere: essi vengono a dirci una parola che ripara al passato, che ci conforta a volgerci indietro col cuore liberato da ogni amarezza e da ogni rancore. Loreta, ascoltatemi ancora. Non è alcuna colpa in questo.... non è colpa alcuna!... Ascoltatemi ancora!
Ella, che durante il discorso di Alvise aveva sgualcito nervosamente fra le dita il mazzo di fiori campestri, ch'era rimasto sul tavolo dinanzi a lei, ora, lasciando cadere sull'erba gli steli sfrondati, era surta in piedi, agitatissima, risoluta a mettere fine a quella scena.
Nello stesso momento da lunge, nella gran calma del meriggio ormai già sorvenuto, si udì aprire e richiudere rumorosamente il cancello di ferro, che dal cortile della casa metteva sui campi.
La donna si volse con vivacità ed una esclamazione soffocata, quasi di sollievo, le sfuggì: