Però ad un tratto il sorriso gli si spense quasi sul labbro dinanzi al turbamento evidente che gli parve riscontrare nel volto e negli atti di sua moglie e di Alvise.

Per un istante egli stette perplesso, la parola gli si fece lenta e impacciata, un orgasmo improvviso gli nacque molestamente.

Ma, riavutosi subito, seppe ritrovare senza alcun visibile sforzo la intonazione lieta ed espansiva di prima.

XV.

Breve e semplicissima, di dolore e di amore, era la storia di Loreta.

Allorchè, dopo un'infanzia trascorsa gelidamente nella mancanza d'ogni gioia domestica, Loreta Lambertenghi si vide sola nella vita e potè comprendere a qual duro cammino ella fosse sospinta, altro conforto non aveva saputo trovare che nella fermezza della propria fede. Giovanissima ancora, in quell'età che presto dimentica e facilmente si riconsola al rapido rinascere delle speranze, fu solo con un miracolo di volontà intensa ch'ella pervenne a sollevarsi dall'abbattimento in cui la sua sventura l'aveva piegata. Ed era stata per vero immane sventura la sua, perocchè, più dell'isolamento, più delle privazioni, più d'ogni crudele miseria, le era uno strazio indicibile l'esser costretta a curvare la fronte infiammata di vergogna quando pronunciavasi in sua presenza il nome paterno.

A far cessare quelle voci, che talora con inconscia crudeltà e tal altra con impietosa intenzione, udiva elevarsi a giudicare la vita disordinata, le losche azioni, il carattere dubbio di Prospero Lambertenghi, avrebbe ella dato tutto il suo sangue. La glaciale incuria, che quell'uomo cupo ed eccentrico aveva avuto quasi costantemente per lei, l'abbandono in cui l'aveva lasciata, la sorte acerba che colla sua condotta disamorevole e imprevidente le aveva preparato, tutto avrebbe saputo obbliare, tutto gli avrebbe perdonato, se almeno di lui le fosse rimasta, eredità sacra e preziosa, la illibatezza del nome.

Ma pure in tanto accasciamento dello spirito, pur comprendendo come la ferita ch'ella portava nel cuore fosse di quelle che non si rimarginano, che danno vivo sangue e dolore per tutta la vita, ella seppe nobilmente sostenersi. Il soccorso, che dagli altri non le venne o le fu negato, cercò e trovò nell'indole sua buona e forte. Sentì un'ebbrezza fiera nell'accettare la lotta che il destino le imponeva; le parve bello e glorioso il non piegare fiaccamente alla sventura e cercarsi, a malgrado di tutto, fra la indifferenza degli uomini e contro l'asprezza delle vicende, la propria redenzione, la propria pace. E poichè aveva per sè la gioventù, la salute, l'educazione, poichè chiedeva sì poco per essere felice, la sicurezza della riescita sorse in lei presto a infonderle animazione e forza.

Lavorò. Accettò la vita di tante ragazze povere al pari di lei. I cari nomi e le immagini di tante compagne, conosciute un giorno, al tempo degli studi, laggiù tra le mura opprimenti della scuola magistrale, le ricorsero in quei giorni al pensiero. Tutte insieme, tal volta, tra l'uggia penosa dello studio avevan provato il bisogno dei giovani cuori, delle giovani menti, di sognare qualche bel sogno radioso: e tutte, nelle confidenze segrete, che sono la consolazione delle anime, avevano parlato dell'avvenire, non volendo porgere ascolto, non volendo credere che alla promessa della felicità, come se il male non esistesse e i giorni cattivi non dovessero sorgere mai. Oh! vani e leggiadri sogni! Oh! care e credule amiche! Quante, al pari di lei, avevan veduto dileguarsi i bei sogni giovanili; quante, dopo quei memori anni, separate l'una dall'altra dalla tirannia del destino, obbedendo all'appello irremissibile del dovere, eran andate lontano, così lontano che non si sarebbero rivedute mai più, all'esercizio della loro generosa missione, a lavorare, a soffrire, a continuare il sogno destinato a non realizzarsi forse giammai. Avrebbe fatto così anche lei! E traendo lena dalla nobiltà del proponimento, il suo avvenire non le apparve più così minaccioso.

Però le difficoltà, che col suo coraggio pieno di entusiasmo ella da prima s'era affidata di poter rapidamente e felicemente sormontare, le si manifestarono entro tempo assai breve in tutta la loro asprezza. E nel contatto diuturno con le più crude realtà della vita, molte disillusioni, troppo presto trovate, vennero a illanguidire la sua fede.