Ma troppo fugace era il sollievo, che queste illusioni le concedevano. E quando al loro svanire ella riportava lo sguardo alla realtà, il suo cuore di ottima fra le madri sentiva addoppiarsi l'angoscia del presente e le apprensioni per il futuro.

Poichè, donna Laura era di mente troppo acuta per non avere, di fronte a' proprî figli ed alla eloquente evidenza de' fatti, la piena coscienza del vero. La pietà mentitrice degli uomini della scienza e l'intensità del suo amore non erano sufficienti per indurla in inganno. La storia de' suoi maggiori, nella quale una legge inesorabile di atavismo aveva segnato tante pagine luttuose, le era ognora presente. Sentiva in sè d'essere ella pure un povero rampollo di quella pianta condannata a intristire anzi tempo. E guardando le bianche fronti e le guance scolorate de' suoi figliuoli comprendeva di aver trasfuso nelle loro vene il suo sangue misero e avvelenato. Di ciò l'assaliva, spesso più acuto del dolore, un rimorso opprimente.

E per lottare contro quel barbaro volere del destino, per disarmare quel male, il cui progresso latentemente vittorioso ella indovinava e spiava con affannosa chiaroveggenza, ella chiedeva le forze al suo amore, alla sua fede, alla preghiera, vedendo in tutto una minaccia, traendo da ogni più lieve fatto una cagione di allarme.

Bianca ed Alvise crebbero in tal modo come due fiori di serra, allevati sotto l'occhio sapientemente vigile del più innamorato fra i giardinieri. E a simiglianza di siffatti fiori riuscirono due creature fragilissime, che già nella delicatezza del loro tipo svelavano l'inettitudine a sostenere ogni spiro troppo vivo di vento avverso.

La gentilezza rara e la bontà, che erano proprie alla contessina Bianca, avevano in brevissimo tempo conquistato l'animo di Loreta. Era una tale dolcezza d'accento e di pensieri nelle parole di questa povera fanciulla che nell'ascoltarla tornava difficile non restarne affascinati e non subire in pari tempo quel senso di superstiziosa pietà che ci coglie qualchevolta dinanzi a certe eccezionali creature, in cui sembra che la soverchia bellezza del cuore preannunci una troppo rapida sparizione fatalmente segnata.

Fra Bianca e Loreta Lambertenghi la simpatia nacque di primo impulso vicendevole e sincera. In quella giovane seria, che veniva a lei già nota per una storia commovente di sacrificî e di virtù, Bianca presentì tosto una compagna amorosa, che avrebbe saputo comprenderla ed esserle di sollievo nella uniformità della sua vita. Loreta dal canto suo comprese immediatamente di quanta pietà fosse degna quella fanciulla così buona e sfortunata. E ciò che prima le parve pietà, naturale e doverosa, non tardò a tramutarsi in affetto verace.

Le due giovani passavano lunghe ore insieme. Nella stagione cattiva, durante i mesi invernali, che pareano ancor più lenti nel vecchio palazzo, Bianca non usciva quasi mai dalle sue camere. La vita della contessina scorreva colà in una uniformità placida, per la quale ella non aveva mai il più lieve lamento. Si sarebbe detto che nessuna delle aspirazioni, le quali nascono affascinanti nelle menti giovanili e affrettano misteriosamente i battiti del cuore, fosse mai balenata alla mente di Bianca. L'eco delle feste mondane, ove le sue coetanee brillavano acclamate ed adulate, giungeva sino a lei senza destarle la più piccola invidia. Là, nelle sue camerette ben calde e riparate, ella traeva, priva di qualsifosse rammarico, la povera esistenza; beata de' suoi libri, ch'ella amava con passione, de' suoi fiori che sfidavano al pari di lei nel tepore costante di quelle stanze i rigori del verno, ma più beata della compagnia, intellettuale ed affettuosa, che Loreta le faceva.

Quasi sempre alla sera la famiglia raccoglievasi in una delle camere della contessina. Donna Laura ed Alvise gareggiavano di amorevolissimi espedienti perchè il tempo scorresse meno increscioso alla loro cara ammalata. E lei, seduta al suo posto preferito, in un ampio seggiolone a sdraio, avvolta, a malgrado del fuoco che ardeva nel caminetto, in un ricco mantello di martora, mostrava di divertirsi ad ogni cosa, paga di tutto, riconoscente anche per le più tenui attenzioni.

Ma il più gradito de' suoi passatempi formavan sempre le letture ad alta voce, in cui Alvise e Loreta si venivano cordialmente avvicendando.

Erano per lo più racconti di viaggi, cronache del risorgimento nazionale, poesie patriottiche: libri che donna Laura sceglieva ella stessa con sagace discernimento. E riesciva piacevole e commovente insieme, l'udire gli aneddoti, che l'elettissima dama trovava occasione di interpolare a quelle letture: ora a proposito di qualche scrittore, ch'ella aveva avvicinato da fanciulla, quando nello storico palazzo dei Rezzonico s'accoglievano, col fiore della cittadinanza vicentina, ospiti festeggiati, i più illustri artisti d'Italia, ora a proposito di taluno di que' giovani e valorosi patriotti, che condiscepoli al suo Gottardo ne' lieti tempi dell'Università di Padova, avevan poi trovata sempre aperta la casa del loro antico camerata come quella di un fratello.